Gender Gap. Incide il divario salariale (2)

In media in Italia le donne guadagnano il 20% in meno rispetto agli uomini, con punte drammatiche in alcuni settori: nell’immobiliare il gap raggiunge il 66,5%. E se l’occupazione femminile è più alta nei comparti della sanità e dell’istruzione, le donne restano marginali nelle discipline STEM e nei ruoli tecnici e ingegneristici. Anche nelle posizioni dirigenziali le differenze restano marcate: solo il 21,1% dei dirigenti e il 32,4% dei quadri è donna.

Il gap tra uomini e donne nel mercato del lavoro resta ampio con differenze significative sia sul tasso di occupazione che sulla busta paga: nel 2023 – secondo il Rendiconto di genere appena presentato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps – le donne avevano un tasso di occupazione di quasi 18 punti inferiore a quello degli uomini e una volta al lavoro una retribuzione media giornaliera del 20% inferiore ai loro colleghi. Questo dipende da vari fattori tra i quali il maggiore utilizzo del part time tra le donne, i più bassi livelli medi di qualifica ma anche dal minor ricorso agli straordinari delle donne e ai congedi parentali degli uomini.

Le lavoratrici con un contratto a tempo parziale sono il 64,4 per cento del totale e anche il part time involontario è prevalentemente femminile, rappresentando il 15,6 per cento degli occupati, rispetto al 5,1 per cento dei maschi. Il gap retributivo di genere rimane un aspetto critico, con le donne che percepiscono stipendi inferiori di oltre venti punti percentuali rispetto agli uomini.

In particolare, fra i principali settori economici, la differenza è pari al 20 per cento nelle attività manifatturiere, 23,7 per cento nel commercio, 16,3 per cento nei servizi di alloggio e ristorazione, 32,1 per cento nelle attività finanziarie, assicurative e servizi alle imprese. Appena il 21,1 per cento dei dirigenti è donna, mentre tra i quadri il genere femminile rappresenta solo il 32,4 per cento. Per quanto riguarda il livello di istruzione, nel 2023 le donne hanno superato gli uomini sia tra i diplomati (52,6 per cento) sia tra i laureati (59,9 per cento), ma questa superiorità nel percorso di studi non si traduce in una maggiore presenza nelle posizioni di vertice nel mondo del lavoro. Le donne continuano a farsi carico della maggior parte del lavoro di cura.

In Primo Piano

Continua a leggere

Il mercato del lavoro negli studi dei Nobel Economia

Il premio Nobel per l'Economia 2026 è stato assegnato agli statunitensi Michael Woodford e Robert Hall per i loro studi sui «fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica». I due professori «hanno messo a punto nuovi modelli che hanno migliorato la...

Intelligenza artificiale, scatta l’obbligo formativo per professionisti e ordini

L'intelligenza artificiale entra a pieno titolo nei percorsi formativi delle professioni regolamentate. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Legislativo n. 179/2026, recepimento della legge delega n. 132/2025, vengono definiti i criteri organizzativi e i contenuti essenziali per...

Occupazione, i paradossi e le medie statistiche

“ Lo chiameremo il paradosso della media. Negli ultimi anni l'occupazione in Italia cresce in modo robusto e continuativo. Crescono le ore lavorate, crescono gli occupati. Cresce l'occupazione femminile, seppur meno di quella maschile, e cresce l'occupazione dei giovani....