Pollice in su dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) nei confronti di alcune misure che si avviano ad entrare nella Legge di Bilancio autunnale: la “rimodulazione dell’Irpef con la tassazione al 33%, in luogo dell’attuale 43%, per i redditi da 50.000 a 60.000 euro, l’annunciata esenzione strutturale del bollo auto per determinate tipologie di veicoli, l’estensione della cedolare secca anche agli immobili commerciali, nonché interventi, non esattamente definiti, per i giovani, per le famiglie e le attività produttive”. Parola del presidente della stessa associazione professionale Riccardo Alemanno che in questi giorni ha celebrato il suo congresso, a Roma, a 30 anni dall’idea fondativa dell’organismo.
Appare, poi, “interessante”, prosegue, “l’ennesimo annunciato cambio del calendario delle dichiarazioni dei redditi, con uno sdoppiamento e nuovi termini di presentazione, pur apprezzando la volontà di semplificare, si notato in taluni annunciati interventi, come nel caso sopracitato, che forse non tengono conto delle esigenze dei contribuenti e dell’operatività degli studi professionali che li assistono: il periodo dei dichiarativi – evidenzia Alemanno – deve avere un lasso di tempo tale da poter gestire con la dovuta attenzione la redazione da parte di professionisti intermediari fiscali, tenendo conto delle esigenze dei contribuenti. A tal proposito sarebbe opportuna una pausa totale degli invii da e per l’Amministrazione Finanziaria nel mese di agosto, non una pausa limitata a taluni atti ed altri no, come per le avvenute notifiche degli schemi d’atto a seguito di verifica”.
Inoltre, il vertice dell’Int osserva come si stiano “ipotizzando, da parte della politica, proposte di innalzamento del tetto massimo di ricavi da 85.000 a 100.000 euro nell’ambito del regime forfettario, le resistenze sono molte e non solo per coperture economiche. Noi – precisa – stiamo elaborando una proposta di innalzamento a 100.000 euro, volta a ridurre il costo per lo Stato, garantire equità con il regime ordinario al superamento dei 100.000 euro, ma con fuoriuscita dal regime di vantaggio dall’anno successivo”. Spazio, poi, ad altre proposte dell’associazione dei tributaristi esposte nel corso dell’assise capitolina: sì alla “deducibilità delle spese di formazione nel regime forfettario, per i giovani professionisti sino a 35 anni d’età, entro il limite annuo di 10.000 euro.
Le spese per l’iscrizione a master e a corsi di formazione o di aggiornamento professionale, nonché le spese di iscrizione a convegni e congressi, comprese quelle di viaggio e soggiorno, correttamente documentate ai sensi di legge e riconducibili all’aggiornamento professionale”. L’attuale disciplina del regime forfettario, indica, infatti, l’Int, “basata su coefficienti di redditività, non consente la deduzione analitica dei costi, penalizzando in particolare i giovani professionisti: un professionista si aggiorna, non solo per obbligo legislativo o regolamentare, ma anche per poter fornire ai propri assistiti la massima qualità professionale”.
Alemanno, in conclusione, dichiara che occorrerebbe che la norma a tutela della malattia e dell’infortunio del professionista (varata all’interno della Legge di bilancio per il 2022, su iniziativa del deputato della Lega Andrea de Bertoldi, ndr) venisse “modificata”, perché “è giusta nelle finalità”, poiché prevede la sospensione dei termini degli adempimenti tributari gestiti per conto dei propri assistiti in caso di malattia, infortunio, maternità e patologie dei figli minori, ma “fortemente discriminatoria, perché esclude i professionisti associativi, iscritti alla gestione separata dell’Inps, e quelli che figurano in elenchi, registri, o ruoli, riferendosi esclusivamente agli esponenti delle categorie ordinistiche”.

