C’è una parola, nata ai margini della fantascienza contemporanea, che negli ultimi anni è diventata una chiave interpretativa del presente digitale: enshittification. A coniarla è stato nel 2022 lo scrittore canadese di fantascienza e attivista tecnologico Cory Doctorow, blogger e giornalista delle dinamiche monopolistiche della rete.
Il termine, letteralmente traducibile come “merdificazione”, deriva dall’unione del prefisso inglese en- (“rendere”), del sostantivo volgare shit e del suffisso -fication, che indica un processo di trasformazione. Non è solo un neologismo provocatorio: è una teoria del decadimento e della degradazione delle piattaforme.
I tra stadi della degradazione
Secondo Doctorow, le piattaforme digitali attraversano infatti tre stadi ricorrenti. Nel primo, sono utili agli utenti: offrono servizi efficienti, gratuiti o molto convenienti per attrarre masse di persone. Nel secondo, iniziano a privilegiare le aziende e gli inserzionisti, monetizzando l’attenzione accumulata. Nel terzo, spremono entrambe le parti – utenti e partner commerciali – concentrando il valore sugli azionisti. È il momento in cui gli algoritmi diventano opachi, le pubblicità invasive, le funzioni peggiorano e l’esperienza online si deteriora.
La definizione è diventata una lente politica. Lo dimostra il recente rapporto Breaking Free: Pathways to a Fair Technological Future del Forbrukerrådet, il Consiglio dei consumatori norvegese, che individua nell’enshittification una dinamica strutturale dell’economia digitale contemporanea.
Il cortometraggio
Il rapporto è stato accompagnato da un cortometraggio dal titolo emblematico: A Day in the Life of an Enshittificator. Il filmato, diffuso online, racconta con tono satirico la giornata di un manager delle piattaforme digitali impegnato a peggiorare deliberatamente un servizio: più notifiche, più pubblicità, meno trasparenza, più dipendenza. L’effetto più inquietante nasce proprio da questa normalizzazione: il degrado dell’esperienza utente non appare come errore o incidente, ma come strategia.
Non l’unico ecosistema impattato
L’inquinamento prodotto dall’enshittification, tuttavia, non resta confinato soltanto al consumo in senso stretto. Contamina l’economia reale: come quello del lavoro.
In Italia, alcune piattaforme di delivery sono finite al centro di indagini per sistemi algoritmici che organizzavano turni, paghe e priorità in modo opaco, comprimendo diritti e salari. È ciò che diversi studiosi definiscono “caporalato digitale”: una forma di sfruttamento mediata dagli algoritmi.
Forse è qui che si intravede un possibile quarto stadio della “merdificazione”: quello della consapevolezza collettiva. Dopo il degrado e l’estrazione, potrebbe arrivare il momento della ricostruzione. Fabrizio De André, in Via del Campo, scriveva che “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.
Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

