Decreto Primo Maggio: incentivi alle assunzioni tra opportunità e incertezze operative

Il D.L. 30 aprile 2026 n. 62, noto come “Decreto Primo Maggio”, introduce un ampio pacchetto di misure in materia di lavoro, incentivi all’occupazione e contrasto alle forme di irregolarità lavorativa. Il provvedimento si inserisce nel solco delle recenti politiche di sostegno all’occupazione stabile e mira, almeno nelle intenzioni del legislatore, a favorire nuove assunzioni attraverso una serie di esoneri contributivi rivolti a categorie considerate maggiormente fragili o svantaggiate nel mercato del lavoro.

I nuovi Bonus

Tra le principali novità figurano il Bonus Donne 2026, il Bonus Giovani 2026, il Bonus ZES e gli incentivi alla stabilizzazione dei rapporti a termine. Tutte le misure prevedono, in linea generale, un esonero totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, con esclusione dei premi INAIL, e sono subordinate al rispetto dei principi generali previsti dall’articolo 31 del D.Lgs. n. 150/2015.

Il Bonus Donne 2026 riguarda le assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2026 di donne prive di impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi, oppure da almeno 12 mesi se rientranti nelle categorie di lavoratrici svantaggiate previste dal Regolamento UE n. 651/2014. L’agevolazione può arrivare fino a 650 euro mensili per ciascuna lavoratrice, elevati a 800 euro per le assunzioni effettuate nelle aree della ZES unica del Mezzogiorno, e la durata massima dell’incentivo è pari a 24 mesi.

Analoga struttura presenta il Bonus Giovani 2026, destinato alle assunzioni a tempo indeterminato di lavoratori under 35 privi di occupazione regolarmente retribuita da almeno 24 mesi, oppure da almeno 12 mesi in presenza di particolari condizioni di svantaggio. In questo caso l’esonero può raggiungere i 500 euro mensili, elevabili a 650 euro nelle regioni del Mezzogiorno ricomprese nella ZES unica.

Il Bonus ZES 2026 è, invece, rivolto alle imprese fino a dieci dipendenti che assumono lavoratori over 35 disoccupati da almeno 24 mesi presso unità produttive ubicate nelle regioni della Zona Economica Speciale unica del Mezzogiorno; anche in questo caso è previsto un esonero contributivo totale fino a 650 euro mensili per 24 mesi.

Ulteriore misura è rappresentata dagli incentivi alla stabilizzazione, applicabili alle trasformazioni di contratti a tempo determinato in rapporti a tempo indeterminato effettuate tra agosto e dicembre 2026. L’agevolazione riguarda lavoratori under 35 mai occupati a tempo indeterminato e prevede un esonero contributivo fino a 500 euro mensili.

Le iniziative legate alla conciliazione vita-lavoro

Accanto agli incentivi occupazionali, il decreto introduce anche misure legate alla conciliazione vita-lavoro, riconoscendo un esonero contributivo alle aziende dotate di specifiche certificazioni organizzative orientate al sostegno della genitorialità e dei carichi di cura.

Dalla teoria alla pratica

Sul piano teorico, le misure appaiono orientate a incentivare l’occupazione stabile e a favorire categorie tradizionalmente più esposte a difficoltà di inserimento lavorativo. L’obiettivo di collegare gli incentivi al rispetto della contrattazione collettiva maggiormente rappresentativa mira, inoltre, a contrastare fenomeni di dumping salariale e contrattuale.

Tuttavia, emergono diversi elementi di criticità applicativa; innanzitutto, molti degli incentivi introdotti risultano subordinati a requisiti particolarmente stringenti. Tra questi vi sono: l’incremento occupazionale netto rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, l’assenza di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo nei sei mesi antecedenti l’assunzione e il rischio di revoca del beneficio in caso di licenziamenti successivi entro i sei mesi, condizioni che richiedono verifiche preventive estremamente complesse e un monitoraggio costante da parte delle aziende e dei consulenti del lavoro.

Ulteriore elemento problematico riguarda il sistema di autorizzazioni e monitoraggio previsto dall’INPS, che rischia di creare ulteriori incertezze operative. Gli incentivi sono, infatti, subordinati a limiti di spesa e possono cessare una volta esaurite le risorse disponibili: questo limita significativamente la possibilità per le imprese di pianificare strategie occupazionali integrate.

Dal punto di vista sociale, il decreto tenta di rafforzare il principio della stabilità occupazionale e della qualità del lavoro, ma resta da verificare se tali strumenti riusciranno realmente a incidere sulle dinamiche del mercato del lavoro oppure se produrranno effetti limitati nel tempo, legati prevalentemente alla convenienza contributiva.

La fase transitoria e il vuoto operativo

Le difficoltà maggiori emergono nell’attuale fase transitoria. Il Decreto Primo Maggio, infatti, annullando la proroga delle agevolazioni introdotte dal Decreto Coesione e introducendo nuovi incentivi solo parzialmente coincidenti per requisiti, destinatari e condizioni di accesso, ha determinato una significativa discontinuità normativa, creando incertezza operativa per le imprese che avevano programmato nuove assunzioni facendo affidamento sul precedente sistema agevolativo.

La situazione è resa ancora più complessa dal fatto che i nuovi incentivi previsti dal Decreto Primo Maggio non sono, allo stato attuale, operativi. Ad oggi sono state diffuse soltanto le prime circolari interpretative, mentre mancano ancora le indicazioni operative necessarie per poter procedere con l’invio delle richieste all’Inps.

Le imprese, dunque, si trovano in una situazione di forte incertezza: se un lato esistono nuove misure che, sulla carta, dovrebbero favorire le assunzioni, dall’altro, la concreta fruibilità degli incentivi appare complessa e spesso difficilmente interpretabile, i numerosi requisiti richiesti, i controlli sull’incremento occupazionale, le verifiche sui precedenti licenziamenti, i limiti di cumulabilità e il rischio di revoca dei benefici rendono particolarmente delicata la valutazione preventiva delle assunzioni agevolate.

In questo contesto, il rischio è che strumenti nati per semplificare e incentivare l’occupazione finiscano per generare ulteriore prudenza nelle aziende, soprattutto nelle piccole e medie imprese che dispongono di strutture amministrative meno organizzate. La reale efficacia delle misure dipenderà, quindi, dalla rapidità con cui verranno emanati i provvedimenti attuativi e dalla chiarezza interpretativa che sarà fornita agli operatori del settore.

Eleonora Bruno
La Rocca e Associati S.p.A.

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