Come stanno i lucani e le lucane?
“Stati di salute” è il titolo della serie podcast di attualità sul “come stiamo”, dell’autrice Jessica Mariana Massucci. La puntata dell’aprile 2024 è segnata dalla conversazione con il giornalista Michele Finizio.
Finizio vive e lavora in Basilicata e vede davvero quello che succede. Alla domanda: «Come stanno i lucani e le lucane?» Finizio risponde: «Stanno in condizioni diverse. Alcuni stanno benissimo, devo dirti pochi. Molti altri non stanno bene».
A Potenza, la protesta per il razionamento dell’acqua nella regione, avvenuta all’inizio di novembre davanti al palazzo del Comune in piazza Matteotti, rappresenta l’effetto di un malessere collettivo, di quei “molti”, appunto.
È utile ora fare un passo indietro.
Il razionamento dell’acqua in Basilicata
Da più di un mese 29 Comuni lucani sono soggetti al razionamento dell’acqua. La magistratura ha aperto le indagini per capire cosa sia effettivamente successo e se ci siano addebiti da valutare (Fonte: Wired).
In termini numerici: 140mila cittadini e cittadine, giovani e meno giovani, hanno subito riduzioni importanti dell’erogazione dell’acqua. Tra le cause, il prosciugamento della diga Camastra. La Basilicata ha il record negativo di dispersione idrica.
Questo episodio può essere messo in relazione con uno scenario internazionale: quello della Cop29, dove la parola “risorsa” – quando non deficitaria – sembra invece abusata.
Hanno fatto clamore le parole pronunciate dal presidente azero Ilham Aliyev in occasione dell’apertura dei lavori: «Petrolio, gas e materie prime sono un dono di Dio» (Fonte: BBC news)
La COP29 tradisce il pianeta e il sud del mondo
Secondo questa logica ascientifica e avulsa dal buon senso se le suole di un uomo poggiano su un suolo ricco di risorse, egli sarà legittimato a estrarle e a sfruttarne le potenzialità, rischiando così di scoraggiare e ledere l’azione coordinata degli stati contro il cambiamento climatico. Ovvero, lo scopo stesso della Conferenza delle Parti.
Quanto deliberato nella notte di domenica 24 novembre rappresenta materialmente quest’indole: l’accordo sulla finanza climatica ha previsto solo 300 miliardi di dollari rispetto ai 1.300 miliardi ritenuti necessari da stanziare entro il 2035 per il cosiddetto “sud del mondo”.
Una cifra irrisoria rispetto a quanto servirebbe per la mitigazione dei cambiamenti climatici.
La Basilicata in stato di severità idrica
Intanto la sfera geografica e climatica di quel “sud del mondo” si è come allargata, mettendo in crisi le aree meridionali dei paesi del “primo mondo”.
Si sono diffuse espressioni come “crisi alluvionale”, “crisi da caldo estremo”, “crisi idrica”.
Quest’ultima, in particolare, si è manifestata in alcune zone in Italia.
L’Ispra ha diffuso i propri rilievi scientifici. La mappa dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale diffusa la scorsa estate evidenzia le regioni del Centro e del Sud Italia come le zone più a rischio di razionamento dell’acqua.
Il monitoraggio dei territori ha disegnato alcuni scenari: 1) situazione normale vale a dire scenario non critico; 2) scenario di severità idrica bassa in cui domanda idrica è ancora soddisfatta ma gli indicatori mostrano un trend peggiorativo; 3) scenario di severità idrica media che scatta quando lo stato di criticità si intensifica in quanto le portate in alveo risultano inferiori alla media e la temperatura elevata determina un fabbisogno idrico superiore alla norma; 4) scenario di severità idrica alta.
“Noi non siamo cristiani”
La Basilicata è inquadrata nell’ultimo scenario: la regione presenta uno «stato critico della risorsa idrica che non risulta sufficiente a evitare danni gravi e prolungati al sistema» secondo i dati dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale.
Una criticità in più si sarebbe aggiunta con la decisione della giunta politica regionale a guida Bardi di far convogliare nella diga Camastra le acque del fiume Basento.
Le acque del fiume sarebbero sospettate di inquinamento perché scorrono a valle di industrie attive.
Si è alzata la rabbia sociale, sfociata nel motto “i vostri profitti, i nostri tumori”. Uno slogan purtroppo già scritto in altre occasioni.
Ed ecco che risuonano attuali le prime battute del libro di Carlo Levi: «Noi non siamo cristiani, non siamo considerati come uomini, ma bestie da soma. Cristo si è davvero fermato a Eboli, dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e il mare, e si addentrano nelle desolate terre di Lucania» (Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli, Einaudi, 1945).

