La direttiva UE sulla parità e la trasparenza retributiva
Entro il 2026 gli Stati membri dell’UE dovranno recepire la direttiva europea sulla parità e la trasparenza retributiva.
In attesa di vedere come l’Italia e gli altri Stati europei tradurranno i principi della direttiva in diritto interno, una particolare attenzione è destata dalla terminologia utilizzata dal legislatore europeo nel consideranda n. 15 e, in particolare, le locuzioni “soffitto di cristallo” e “pavimento appiccicoso”.
Si legge, infatti, nella direttiva che “il divario retributivo di genere è causato da vari fattori, quali gli stereotipi di genere, il persistere del «soffitto di cristallo» e del «pavimento appiccicoso» e la segregazione orizzontale, compresa la sovrarappresentazione delle donne che svolgono lavori a bassa retribuzione nel settore dei servizi, e la diseguale condivisione delle responsabilità di assistenza.
Inoltre, il divario retributivo di genere è in parte dovuto alla discriminazione retributiva basata sul genere, sia diretta che indiretta. Tutti tali elementi costituiscono ostacoli strutturali che pongono sfide complesse per quanto riguarda l’offerta di posti di lavoro di buona qualità e la realizzazione della parità di retribuzione per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore e hanno conseguenze a lungo termine quali il divario pensionistico e la femminilizzazione della povertà”.
Ma da dove nascono queste due espressioni utilizzate dal Legislatore europeo?
Entrambe le locuzioni hanno origini angloamericane (glass ceiling e sticky floor) e sebbene la prima abbia avuto più fortuna della seconda nel linguaggio comune e nella sociologia del lavoro, entrambe le espressioni sono oggi al centro del dibattito relativo alla parità di genere in ambito lavorativo.
Soffitto di cristallo
In particolare, l’espressione “soffitto di cristallo” è stata coniata nel 1978 a New York durante una tavola rotonda da Marylin Loden, scrittrice e avvocato americana sensibile ai temi della diversità e dell’inclusione lavorativa. Quell’espressione, non pensata, avrebbe segnato l’inizio di un nuovo dibattito intorno al tema della parità di genere all’interno dei luoghi di lavoro.
Quello che Marylin Loden voleva dire quando usò l’espressione durante il dibattito è quello che oggi esattamente si verifica nella quasi totalità dei posti di lavoro. Le donne, seppur alcune di loro sono riuscite a raggiungere una buona posizione nella gerarchia aziendale, non riescono a salire ai vertici.
Qualcosa le blocca e quel qualcosa, invisibile e difficile da scalfire, è proprio un soffitto di cristallo. Non si vede ma c’è, lascia filtrare la luce come a voler dire c’è speranza ma rimane comunque inaccessibile.
Pavimento appiccicoso
Viceversa, l’espressione “pavimento appiccicoso” indica un fenomeno opposto. La sua definizione formale ufficiale arriva dall’European Institute for Gender Equality ma il termine è stato utilizzato per la prima volta negli anni ‘90 dalla sociologa Catherine White Berheide. La studiosa, durante un’intervista, affermò che “la maggior parte delle donne dovrebbe essere così fortunata da avere il soffitto di vetro come problema: molte donne restano, invece, impantanate nel pavimento appiccicoso”.
La locuzione “pavimento appiccicoso”, proprio come la sua antagonista “soffitto di cristallo”, sta sempre ad indicare un blocco. In questo caso non verso l’alto ma verso il basso. Il “pavimento appiccicoso” è come un’ancora, trattiene bloccando il movimento verso l’alto. Esso è la condizione tipica di molte donne spesso costrette ad effettuare lavori servizievoli o intrappolate nelle dinamiche di assistenza familiare e cura.
Punti di contatto
Un pavimento appiccicoso è come un soffitto di cristallo. Le due espressioni, seppur riferendosi a due diverse dimensioni gerarchiche della disparità retributiva di genere, ne rappresentano al contempo una sintesi efficace.
Sopra la testa un “soffitto di cristallo” e sotto ai piedi un “pavimento appiccicoso”, una rappresentazione visiva di un movimento non libero ma frenato, eterodiretto e fisicamente ostacolato.
Contro soffitti e pavimenti sarà sufficiente la direttiva europea?
Francesca Pietrangeli
Consulente del Lavoro
La Rocca e Associati S.p.A.
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