La sfida al dollaro non passa più soltanto dalle dichiarazioni politiche dei Brics o dai comunicati sulla riforma dell’ordine finanziario internazionale. Passa sempre più spesso dalle forniture di petrolio, dalle banche incaricate di regolare i pagamenti e dalle rotte marittime che collegano il Golfo, la Russia e l’Asia orientale. L’aumento dell’uso dello yuan nelle transazioni petrolifere indica che Pechino sta trasformando la propria moneta da strumento prevalentemente commerciale a infrastruttura geopolitica, offrendo a paesi sottoposti a sanzioni o desiderosi di ridurre la dipendenza dal dollaro una via alternativa per continuare a vendere energia, acquistare merci e regolare scambi strategici.
Il fenomeno è ancora lontano dal mettere in discussione la supremazia del dollaro, ma non è più marginale. A marzo, secondo i dati Swift, la valuta cinese è tornata al quinto posto tra le monete più usate nei pagamenti internazionali, con una quota del 3,1%, contro oltre il 50% del dollaro. La distanza resta enorme, ma la direzione è politicamente rilevante: lo yuan non sostituisce il biglietto verde, ma comincia a occupare spazi nei circuiti in cui la moneta statunitense è percepita non solo come mezzo di pagamento, ma anche come possibile strumento di pressione.
La spinta più evidente arriva dal commercio energetico. L’Iran, colpito da anni da sanzioni americane e in larga parte escluso dal sistema finanziario dominato dal dollaro, ha interesse a usare valute alternative per vendere greggio e importare beni essenziali. La Russia, dopo l’invasione dell’Ucraina e l’esclusione di importanti banche russe da Swift, ha accelerato il ricorso a rublo e yuan negli scambi con la Cina. Mosca vende petrolio e gas a Pechino e usa la valuta cinese per mantenere aperti canali finanziari che le sanzioni occidentali hanno cercato di restringere.
Il caso russo mostra meglio di altri la dimensione strutturale del cambiamento. La banca centrale russa ha proposto di imporre alle banche commerciali riserve obbligatorie in yuan, proprio perché la valuta cinese è diventata la principale moneta estera trattata in Russia dopo le restrizioni su dollaro ed euro. La governatrice Elvira Nabiullina ha indicato la necessità di prevenire carenze di yuan sul mercato valutario, dopo tensioni legate alla domanda di liquidità in valuta cinese.
Il passaggio decisivo, tuttavia, riguarda il Golfo. I media cinesi hanno indicato un forte aumento dei regolamenti in yuan nel commercio petrolifero con il Medio Oriente, con una quota che avrebbe superato il 40% a marzo nelle transazioni di greggio tra Cina e area mediorientale.
La cifra va trattata come indicazione di tendenza più che come prova di una sostituzione del petrodollaro, ma segnala un dato politico: anche partner storicamente legati agli Stati uniti, come l’Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti, stanno sperimentando canali di pagamento più diversificati.
Fonte: Askanews

