Nonostante il rallentamento macroeconomico in corso, l’industria del private banking prevede per il 2026 un ulteriore incremento delle masse, che dovrebbero attestarsi a 1.491 miliardi di euro, in crescita del 5,2% sul 2025.
Pur segnando la fine della crescita a doppia cifra del triennio precedente, si legge in una nota dell’Associazione Italiana Private Banking (Aipb) nel giorno dell’assemblea degli associati, il settore continuerà a sovraperformare il mercato, intercettando il 77% dei nuovi flussi di ricchezza finanziaria (54 miliardi di euro su 72 complessivi). Complessivamente la ricchezza delle famiglie raggiungerà i 3.988 miliardi (+2,5%), grazie anche a una propensione al risparmio che, seppur in lieve calo, si mantiene elevata, all’8%.
“Si tratta tuttavia di una crescita nominale, che si traduce più in una tenuta del potere d’acquisto che in un reale incremento della ricchezza. Diventa quindi prioritario orientare meglio il risparmio verso investimenti produttivi: preservare il patrimonio non è più sufficiente se non se ne sostiene il valore reale nel tempo. In questo percorso, la consulenza può accompagnare le famiglie verso scelte più consapevoli e coerenti con le opportunità offerte dai mercati”, afferma il presidente dell’Aipb Andrea Ragaini.
L’anno si apre con uno scenario macroeconomico più fragile, segnato dall’inasprimento delle tensioni geopolitiche e da un nuovo shock energetico. Le previsioni Aipb-Prometeia, pur assumendo una durata contenuta del conflitto in Iran, delineano un’economia globale in frenata, con una crescita del Pil contenuta al 2,6%. In questo contesto è l’Europa a mostrare le maggiori difficoltà, complice la sua maggiore esposizione alla crisi energetica, con prospettive di crescita ridimensionate dall’1,5% del 2025 allo 0,8% nel 2026 e un’inflazione attesa al +2,8% nel 2026. In Italia, il principale elemento di debolezza resta una crescita anemica (+0,4% complessivo), fortemente influenzata dalle nuove pressioni inflazionistiche. (ANSA).

