Che significato può avere l’anonimato in un presente in cui nello spazio pubblico siamo soggetti spesso fornitori involontari di dati?
I Ray-Ban Meta
Il 27 settembre 2023, durante Meta Connect, Meta presentava la seconda generazione dei suoi smart glasses realizzati con EssilorLuxottica: i Ray-Ban Meta. Dal 17 ottobre sarebbero arrivati nei negozi, con fotocamera, microfoni, audio open-ear e, progressivamente, Meta AI.
Ma cosa accade quando quello sguardo non è soltanto il nostro? Gli occhiali vedono ciò che vede chi li indossa, ma possono anche registrare persone che non hanno scelto di essere riprese. È qui che la questione della privacy incontra quella dell’anonimato.
Sottrarsi: l’app ZuckOff
Come osserva Jael Arazi in Zone Temporaneamente Anonime, l’anonimato non coincide semplicemente con il nascondersi: significa anche poter essere «uno tra tanti», visibili senza essere necessariamente identificati. In una società dominata dall’iper-visibilità e dall’iper-identità, sottrarsi allo sguardo algoritmico diventa una forma di autonomia. (Kabul Magazine)
È dentro questa tensione che compare ZuckOff, l’app che – captando gli annunci Bluetooth Low Energy emessi dai dispositivi vicini – segnala la possibile presenza di Ray-Ban Meta, Oakley Meta, Snap Spectacles e altri occhiali dotati di videocamera.
ZuckOff non impedisce di essere ripresi. Fa qualcosa di più elementare: rende percepibile la possibilità di esserlo. È una piccola contro-infrastruttura: se gli occhiali rendono invisibile la videocamera, ZuckOff prova a rendere visibile la videocamera invisibile. Ma è sufficiente?
Per comprendere la portata della questione basti sapere che nel marzo 2026, negli Stati Uniti, due acquirenti hanno promosso una class action contro Meta sostenendo che la comunicazione degli occhiali non rendesse sufficientemente chiaro il possibile trattamento dei contenuti da parte di revisori umani. La vicenda è emersa dopo un’inchiesta svedese relativa a lavoratori di un subappaltatore in Kenya che avrebbero esaminato filmati registrati dagli occhiali, inclusi contenuti estremamente sensibili. Meta ha contestato questa interpretazione, sostenendo che la revisione avvenga nel contesto della condivisione volontaria dei contenuti con Meta AI.
Panopticon 2.0
È qui che – secondo Tania Orrù – il vecchio Panopticon di Bentham e reinterpreato da Foucault sembra richiedere un aggiornamento. Non c’è più necessariamente una torre centrale dalla quale qualcuno osserva tutti. L’infrastruttura è reticolare: milioni di dispositivi, smartphone, videocamere, sensori e wearable possono diventare contemporaneamente occhi e terminali di una macchina di raccolta dati.
La privacy, allora, torna a significare qualcosa di antico: sottrazione. Sottrazione allo sguardo, alla registrazione, alla classificazione, alla trasformazione dell’esperienza in dato. Non soltanto il diritto a controllare ciò che di noi viene raccolto, ma il diritto a vivere momenti che non entrino necessariamente in un archivio.
Forse è questo il significato più radicale dell’anonimato contemporaneo: non sparire dal mondo, ma poterlo attraversare senza essere continuamente trasformati in informazione, in un dato.
Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

