Fisco e partita IVA unica al contribuente l’onere della prova sui controlli bancari.
In base all’ordinanza n. 21095 del 2026 della Corte di Cassazione, quando l’Agenzia delle Entrate effettua controlli bancari su un contribuente che gestisce due attività distinte sotto un’unica partita IVA (come una libera professione affiancata a un’attività d’impresa), l’onere della prova ricade interamente sul cittadino. In virtù del principio di vicinanza della prova, il Fisco beneficia di una presunzione legale secondo cui i versamenti non giustificati costituiscono redditi non dichiarati; spetta quindi al contribuente dimostrare a quale specifica attività afferisca ogni singolo movimento bancario e la relativa estraneità a materia imponibile.
L’orientamento conferma le regole generali sulle indagini finanziarie, con la distinzione per cui i prelievi ingiustificati generano presunzione di ricavo solo per gli imprenditori e non per i lavoratori autonomi, per i quali contano unicamente i versamenti. Per difendersi con successo ed evitare che i maggiori ricavi accertati vengano imputati a un’unica attività o ripartiti proporzionalmente tra entrambe, il contribuente deve fornire una prova contraria analitica e documentata con data certa per ogni singola operazione, poiché le giustificazioni generiche o aggregate non sono ritenute idonee a superare i controlli.

