“La corsa delle entrate prosegue e puntella i conti italiani, aiutando a gestire le nuove spese che emergono in corso d’anno: in un bilancio pubblico che quindi continua a espandersi, soprattutto nella parte corrente. L’assestamento trasmesso dal Governo alle Camere scrive la nuova puntata di questa evoluzione. Lo scrive Gianni Trovati in – Entrate: 9,4 miliardi più del previsto – Il Sole 24 Ore.
“Rispetto alle previsioni che a fine 2025 hanno dato forma alla 5 legge di bilancio, i conti aggiornati vedono quest’anno 9,352 miliardi di entrate in più in termini di competenza, e 10,49 miliardi aggiuntivi guardando alla cassa. Sono cifre importanti, che non generano però alcun “tesoretto”, di quelli tanto amati dal dibattito politico quanto inesistenti nella realtaÌ: per due ragioni.
L’80% abbondante di questi introiti aggiuntivi è già stato scontato dai saldi tendenziali aggiornati ad aprile nel Documento di finanza pubblica (il Dfp, l’ex Def) e quindi non li modifica.
Il nuovo check up ha ora fatto emergere altri 1,8 miliardi, generati in particolare dalle ritenute da lavoro dipendente, sia pubblico sia privato. Questa somma, non essendo stata calcolata nel Dpf, ridurrebbe il deficit di quasi un decimale di Pil: se non fosse compensata da un equivalente aumento della spesa, dovuto soprattutto al rifinanziamento dei fondi per il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica (1,5 miliardi) e per le misure fiscali e di ristoro (260 milioni), in un quadro che si completa con i piccoli stanziamenti aggiuntivi per le opere pubbliche indifferibili e per la presidenza del Consiglio.
Al giro di boa di metà anno i conti pubblici si presentano nettamente migliorati nel saldo netto da finanziare, cioeÌ nella differenza fra entrate e spese finali che va coperta con l’emissione di titoli di Stato, mentre sono inalterati per quel che riguarda il deficit, indicato per quest’anno al 2,9% dal Dfp di primavera.
Le novitaÌ insomma non sono rivoluzionarie. Ma restano importanti.
Percheì segnano un’altra tappa nel consolidamento delle finanze pubbliche; e riducendo di 5,4 miliardi (4,92 miliardi in termini di cassa) il saldo netto da finanziare, rafforzano i risparmi sugli interessi (giaÌ conteggiati in quasi 1,3 miliardi dal Dfp, sempre nel confronto con le proiezioni elaborate a fine 2025 per la legge di bilancio).
La colonna delle entrate si irrobustisce in entrambe le componenti fondamentali: nelle tributarie, oltre alle ritenute spingono le sostitutive su redditi da capitale (+2,551 miliardi) e fondi pensione (+1,726 miliardi) e l’Iva (+2,255 miliardi), mentre l’Ires flette di 2,594 miliardi rispetto alle previsioni.
Fra le extratributarie, invece, i protagonisti sono i contributi Pnrr a fondo perduto (+2,746 miliardi), che non incidono sull’indebitamento, e i dividendi delle societaÌ pubbliche (+600 milioni). Tutti questi movimenti offrono lo spazio necessario all’aumento, più contenuto, delle spese, che crescono di 3,945 miliardi (5,571 di cassa) rispetto alle ipotesi di fine 2025.

