Dimmi come spendi e ti dirò chi sei: il caso maltese

Ogni Paese racconta le proprie priorità attraverso il modo in cui spende il denaro pubblico.

L’Italia ha scelto, negli anni, la strada dei bonus: un contributo per il nido, una detrazione, un incentivo temporaneo.

Esistono modi diversi, uno di questi appartiene alla piccola isola del Mediterraneo: Malta. Il Piccolo stato ha fatto una scelta diversa: dal 2014, se i genitori lavorano o studiano, l’asilo nido è gratuito. Non scontato, non rimborsato, non parzialmente finanziato: gratuito!

Tale misura si è dimostrata parte importante della politica economica dello Stato.  Per molto tempo si è raccontata la crescita dell’occupazione femminile maltese come il risultato del boom economico del Paese. In parte è vero. Ma oggi disponiamo di uno studio della Banca Centrale di Malta che isola proprio l’effetto del nido gratuito. Utilizzando dati amministrativi dell’intera popolazione e una metodologia econometrica rigorosa, lo studio conclude che la misura ha aumentato la probabilità di occupazione delle madri tra 1,3 e 2,4 punti percentuali, con effetti crescenti negli anni. Non una rivoluzione statistica, ma un risultato robusto.

L’intervento non produce benefici uniformi. Aiuta soprattutto chi incontra gli ostacoli maggiori: le madri sole e quelle con più figli. In questi gruppi il divario occupazionale si riduce fino al 26% nel primo caso e addirittura quasi al 40% per le madri con due figli. È il segno che un servizio universale può essere, contemporaneamente, anche uno strumento di equità.

Un aspetto fondamentale è che il programma maltese non è costruito come una misura assistenziale, ma è una vera politica di attivazione. Il diritto al servizio è legato al lavoro o alla formazione. In buona sostanza lo Stato non paga il nido semplicemente perché esiste un bambino, ma perché considera il lavoro dei genitori un bene pubblico.

Questo rappresenta un cambiamento culturale prima ancora che economico, superando la visione degli asili nido quale voce della spesa sociale, giungendo a vederli come un investimento produttivo, che porta un aumento dell’offerta di lavoro, che amplia la base imponibile, che riduce la dipendenza dai trasferimenti e che consente a molte donne di trasformare un impiego part-time in un lavoro a tempo pieno. Secondo il Governo maltese, la misura avrebbe favorito l’ingresso di circa 6.200 donne nel mercato del lavoro, generando quasi 180 milioni di euro di reddito aggiuntivo per le famiglie.

Lo stesso studio evidenzia un limite importante: quando termina il periodo di gratuità del servizio, l’effetto occupazionale tende ad attenuarsi. Il nido gratuito facilita l’ingresso nel lavoro, ma non basta da solo a garantire carriere continuative. Le azioni devono continuare, con orari compatibili, servizi scolastici, flessibilità organizzativa e una diversa distribuzione del lavoro di cura all’interno delle famiglie.

L’esperienza maltese insegna che un posto in un asilo nido non è soltanto un servizio educativo. È anche un posto di lavoro reso possibile. È reddito prodotto. Sono contributi previdenziali versati. È capitale umano che non viene disperso.

Forse dovremmo smettere di chiederci quanto costa un asilo nido e iniziare a domandarci quanto invece costa non averlo.

Daniele La Rocca
Direttore responsabile di 7grammilavoro.com
Presidente della società La Rocca e Associati S.p.A.

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