L’agevolazione fiscale in ipotesi prevede un’imposta sostitutiva, calcolata in via forfettaria, con aliquota del 4% per i pensionati italiani non residenti in Italia che che trasferiscono la propria residenza fiscale da Paesi “appartenenti all’Unione Europea o extra-UE” a uno dei comuni inclusi nelle aree intermedie, periferiche o ultraperiferiche della Strategia nazionale per le aree interne (SNAI), aventi popolazione non superiore a 5.000 abitanti.
Questo è il cuore dell’emendamento a firma Fdi al dl Fiscale all’esame della Sesta commissione del Senato.
Secondo i dati resi noti dall’Inps in audizione sulla proposta di legge in Senato, nel 2025 il numero di pensioni di regime internazionale erano 675mila, in crescita dell’1,3% rispetto al 2024. Le pensioni che superano i 25.000 euro e che l’Inps ritiene possano essere interessate dalla misura, rappresentano circa 27% del totale: tre su quattro sono pagate in Paesi extra Ue in aree come Nord America, Oceania, Europa, Stati non Ue.
Tra il 2018 e il 2025, a fronte di una riduzione del 40% dei pensionati che ricevono il pagamento negli Stati Uniti, di oltre il 50% in Australia e Canada, si è assistito a una crescita del 75% della Spagna, che costituisce la destinazione di gran lunga preferita, del 144% del Portogallo, che recentemente ha però ridotto la sua attrattività con il venir meno degli incentivi, e del 255% della Tunisia.
Nell’ambito di Transizione 5.0, Forza Italia chiede che il credito d’imposta riconosciuto alle imprese cosiddette ‘esodate’ possa essere utilizzato “anche negli anni successivi” al 2026 e che sia utilizzabile in compensazione, presentando il modello F24, “anche in più quote annuali, dal 2026 al 2028 e comunque non oltre il 31 dicembre 2028”.
La richiesta arriva tramite un subemendamento al decreto fiscale, a prima firma del senatore Claudio Lotito. Sulla stessa linea anche Avs che con un subemendamento a prima firma Tino Magni chiede che il credito di imposta non utilizzato nell’anno 2026 sia “riportabile negli esercizi successivi fino a completo utilizzo”.
L’obiettivo è comune a maggioranza e opposizione: ulteriori emendamenti bipartisan, infatti, chiedono che “l’ammontare non ancora utilizzato” al 31 dicembre 2026 sia “riportato in avanti” e sia “utilizzabile in cinque quote annuali di pari importo”. Allo stesso modo, altri subemendamenti presentati da maggioranza e opposizione mirano a che il credito di imposta sia utilizzabile in compensazione entro il 31 dicembre 2026 “ovvero, su scelta del richiedente, in tre rate annuali”.
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