Nel quadriennio 2021-2024 il salario si conferma uno dei pilastri della contrattazione di secondo livello, aziendale e territoriale. E’ quanto rileva il VII rapporto dell’osservatorio sulla contrattazione di secondo livello della Cisl, che ha esaminato 4.306 intese aziendali e territoriali in un arco di tempo caratterizzato da uscita dalla pandemia, fiammata inflazionistica, rallentamento del ciclo economico e transizioni tecnologica ed ecologica.
Tra i dati più significativi, sottolinea la Cisl, in tre anni (2022-2024) in media il 58% degli accordi decentrati ha regolato la materia retributiva. I premi di risultato dominano la scena, presenti nella quasi totalità delle intese, e sono diventati lo strumento principale per legare le retribuzioni alla produttività aziendale, sostenuti dalle agevolazioni fiscali introdotte nel 2016. I dati mostrano un’evoluzione qualitativa significativa: la maggioranza degli accordi utilizza una pluralità di indicatori per determinare i premi, con netta prevalenza dei parametri tecnico-produttivi (quelli che misurano direttamente produttività e qualità del lavoro) rispetto agli indicatori di bilancio.
Nel 2024 il 49% delle intese ha previsto la possibilità di conversione del premio di risultato in welfare, un dato in continua crescita che testimonia la maturazione dell’importanza riconosciuta a beni e servizi per lavoratori e famiglie. L’86% degli accordi sull’organizzazione del lavoro ha incluso lo smart working; il 49% ha previsto nel 2024 la conversione del premio di risultato in welfare; il 91% ha rafforzato la previdenza complementare; il 59% ha contemplato forme di partecipazione consultiva; il 40% di partecipazione organizzativa. E’ cresciuto anche il coinvolgimento sindacale nei cambiamenti organizzativi, passato dal 5% del 2021 al 22% del 2024.

