I fatti e il mito
Venezuela, notte tra il 2 e il 3 gennaio 2026. Un blitz delle forze speciali statunitensi fa irruzione nel complesso di Fuerte Tiuna a Caracas. Il leader venezuelano, Nicolás Maduro Moros, e sua moglie vengono rapiti e portati negli Stati Uniti.
È davvero questo l’incipit di una storia di liberazione?
In “Totem e Tabù”, Sigmund Freud sosteneva che l’avvento della società moderna passa attraverso il c.d. “parricidio originario”. Solo l’uccisione consapevole del padre – tiranno risveglia la coscienza più profonda dell’individuo permettendogli di superare l’autorità interna e di costituirsi come soggetto autonomo.
Nel pensiero freudiano, dunque, il mito teorico del “parricidio originario” viene elevato a fondamento stesso della società.
Il delitto del padre-tiranno innesca un processo di liberazione tale per cui il divieto diventa legge, la dipendenza si trasforma in responsabilità e la colpa diventa coscienza collettiva.
Secondo Freud, senza un delitto represso non c’è struttura sociale che tenga.
Dal mito alle teorie politiche
Ovviamente il mito freudiano non può essere assunto a spiegazione universale della complessa situazione storica venezuelana e dei suoi fatti più recenti. È, comunque, una delle possibili lenti interpretative al di fuori della retorica politica e propagandistica, in un senso o nell’altro.
Se volessimo tradurre il parricidio originario in una forma meno arcaica e più contemporanea potremmo dire che la liberazione di un popolo è direttamente proporzionale alla sua capacità intrinseca di lotta.
L’importanza di questo principio viene spesso sottovalutata, sebbene siano diversi gli autori, anche appartenenti a discipline diverse, che hanno insistito su questo aspetto.
Antonio Gramsci in “Egemonia e blocco storico” sosteneva che il processo di liberazione non è solamente fisico (arresto e/o uccisione del tiranno) ma è culturale e politicamente organizzato dal basso.
Il pensiero di Rosa Luxemburg è permeato dalla tema della spontaneità delle masse mentre per Karl Marx l’emancipazione non era altro che un processo storico collettivo.
Null’altro, dunque, che la colpa freudiana che diventa coscienza della collettività – popolo inteso quale soggetto in grado di autodeterminarsi.
Una lettura diversa dei fatti venezuelani
Come il mito del parricidio originario possa essere applicato al caso venezuelano è facilmente intuibile. Al di là dei fatti, del giusto e dello sbagliato e a prescindere da come andranno le cose rimane sullo sfondo una considerazione: non è la rimozione eterodiretta di un certo soggetto da una determinata situazione ad innescare un processo di cambiamento valido.
L’intervento statunitense può essere paragonato ad un terremoto. Può aver scosso il terreno ma non è detto che abbia scosso la coscienza collettiva di un popolo o almeno non nel modo desiderato.
Essere liberi non è un’opinione e non è mai la scelta di qualcun altro: che questo terremoto possa trasformarsi in un’opportunità di liberazione vera per il popolo venezuelano.
Francesca Pietrangeli
Consulente del Lavoro
La Rocca e Associati S.p.A.

