Fisco, lavoro, sanità e sostegno ai redditi medio-bassi sono i pilastri della legge di Bilancio da 22 miliardi di euro con cui il governo definisce le priorità economiche e sociali del Paese per il prossimo anno.
Una delle misure principali della manovra è il taglio dal 35 al 33 per cento della seconda aliquota dell’Irpef fino a 50 mila euro di reddito con un meccanismo di sterilizzazione del beneficio per i redditi superiori a 200 mila euro. Il costo della misura è di circa 2,9 miliardi in termini di minori entrate nel 2026, e di circa tre miliardi di euro a regime.
Dopo il voto di Montecitorio, il ministro dell’Economia Giorgetti ha ribadito che il punto “fondamentale” di questa manovra “è una cosa di cui si è parlato per molto tempo e di cui si è parlato pochissimo in Aula: noi di fatto abbiamo detassato gli aumenti contrattuali fatti nel settore privato, oltre ad aver aumentato e chiuso tutti i contratti pubblici che erano da anni fermi’.
Sempre in materia fisco, prevista la quinta rottamazione sarà per le pendenze del periodo 1 gennaio 2000-31 dicembre 2023 e con fino a 54 rate bimestrali da almeno 100 euro.
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Sul fronte previdenziale, l’età pensionabile aumenterà di un mese nel 2027 e di altri due mesi nel 2028. Vengono incrementate, dal 2026, le pensioni minime (20 euro al mese), ma non sarà più possibile andare in pensione di vecchiaia anticipatamente cumulando la rendita della previdenza complementare.
E ancora, salta la proroga di Opzione donna. Tagliati i fondi per l’anticipo pensionistico di lavoratori precoci e usuranti. Si estende la platea delle aziende che dovranno conferire il Trattamento di fine rapporto (Tfr) al fondo Inps: dal 2032 riguardera’ anche le imprese con 40 dipendenti.
Le misure a favore delle imprese sono state inserite in manovra in extremis, con un emendamento del governo in parte finanziato da altre imprese, quelle assicurative, e da un piccolo aumento delle imposte generalizzato. Vengono stanziati per il settore manifatturiero circa 3,5 miliardi di euro nel 2026. Le assicurazioni verseranno un anticipo di 1,3 miliardi, il gettito fiscale atteso dalla stretta fiscale su tutte le imprese vale circa un miliardo.
Previsto un aumento degli stanziamenti per gli investimenti del piano Industria 4.0, l’iperammortamento, il rifinanziamento della Zes Unica per il Sud, che vale 2,3 miliardi nel 2026 sugli investimenti gia’ fatti dalle imprese, e viene estesa fino al 2028. E ancora, il rifinanziamento della Nuova Sabatini, dei Contratti di sviluppo per 250 milioni e vari fondi per l’internazionalizzazione e il turismo.
Nella manovra contenute novità per il 2026 sul fronte casa.
Tra queste, l’esclusione della prima abitazione dal calcolo dell’Isee: la soglia massima di valore catastale sale a 91.500 euro (da 52.500) incrementata di 2.500 euro per ogni figlio convivente dal secondo in poi. La franchigia sale a 120 mila euro in caso di famiglie residenti nei Comuni delle 14 Città metropolitane. Per tutto il 2026 sono mantenuti i bonus ristrutturazioni al 50 per cento per la prima casa e al 36 per cento dalla seconda in poi. La cedolare secca per l’affitto breve della prima casa resta al 21 per cento.
Confermata anche quella al 26 per cento per la seconda casa data in locazione per meno di 30 giorni. La novità arriva dal terzo immobile in poi: il regime fiscale diventa reddito d’impresa. Finora scattava a partire dalla quinta casa data in affitto per meno di 30 giorni. Inoltre, per il Piano casa vengono stanziati 200 milioni, di cui 100 per il 2026.
Una finanziaria, ha rivendicato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, “improntata alla prudenza e che dovrebbe portare l’Italia ad uscire dalla procedura di deficit eccessivo già nel 2026, con un anno di anticipo rispetto all’obiettivo concordato con Bruxelles”.

