Negli ultimi anni negli Stati Uniti si sta affacciando una crisi senza precedenti seconda, in tempi recenti, solo a quella pandemica.
La “she-cession” è diventata molto più che una parola chiave.
L’ondata di abbandono del lavoro da parte delle donne statunitensi rappresenta una reale minaccia per la crescita della prima economia mondiale, già messa a dura prova dai maggiori conflitti in corso e dall’emergere di nuovi attori sulla scena internazionale.
Un’inversione di tendenza
Il settimanale britannico The Economist [link] ha raccontato come per quasi un secolo l’occupazione femminile negli Stati Uniti ha registrato una tendenza positiva colmando sempre di più il divario con quella maschile e arrivando nel 2024 a toccare il minimo storico di 10 punti percentuali.
Nei primi nove mesi del 2025, per la prima volta, questo trend ha subito una brusca battuta d’arresto con oltre 600mila donne che, secondo il Corriere della Sera, hanno lasciato il loro posto di lavoro portando ad un calo dell’occupazione femminile di quasi un punto percentuale.
Fattori economici e sociali
Le analisi della nota società di revisione KPMG mostrano che uno dei nodi principali è la difficoltà delle giovani madri a conciliare carriera lavorativa e genitorialità. Dal 2023 le donne con figli piccoli stanno, infatti, lasciando il mercato del lavoro più degli uomini nella stessa condizione. Il calo più evidente riguarda le lavoratrici madri con un titolo universitario o superiore.
Dietro questo arretramento si nascondono un insieme di fattori economici e sociali tra i quali spiccano, come evidenziato in un’analisi del Corriere della Sera, l’aumento del costo dell’assistenza all’infanzia negli Stati Uniti e la riduzione dello smart working.
Mancanza di fondi e di servizi per l’infanzia
Nel 2023 si sono, infatti, esauriti molti dei fondi federali per l’assistenza all’infanzia. Allo stato attuale mancano oltre 100mila lavoratori rispetto ai livelli attesi mentre circa un quarto delle famiglie non è in grado di sostenere le spese per un asilo nido. Dal 2024, inoltre, le rette delle scuole dell’infanzia stanno crescendo ad un ritmo doppio rispetto all’inflazione mediamente registrata rendendo l’accesso a quest’ultime sempre più insostenibile.
Difficoltà di conciliazione vita-lavoro
Nello stesso lasso temporale molte aziende americane hanno ridotto gli strumenti di flessibilità lavorativa introdotti durante la pandemia imponendo il ritorno alla forma tradizionale di prestazione dell’attività lavorativa. Questo passaggio dal lavoro totalmente a distanza a modelli ibridi o, in alcuni casi, al modello tradizionale ha destabilizzato gli equilibri familiari. Per le famiglie con figli piccoli, una forzatura di questo tipo spinge uno dei due genitori a ridurre l’orario lavorativo o in certi casi ad abbandonare del tutto l’attività.
Conti alla mano
Preso atto che rinunciare ad uno dei due redditi costa meno che pagare un servizio di assistenza per i propri figli, molte famiglie scelgono di sacrificare il posto di lavoro del genitore che guadagna meno. Quel genitore, per motivi economici e culturali, nella grande maggioranza dei casi risulta essere la madre.
Edoardo Todrani
La Rocca e Associati S.p.A.

