Ue: Bruxelles, progressi nei paesi per l’adesione

“L’adesione di nuovi stati membri alla Ue è sempre più a portata di mano”. Lo indica la Commissione europea che ha pubblicato la valutazione dei progressi compiuti da Montenegro, Albania, Ucraina, Repubblica di Moldova, Serbia, Macedonia del Nord, Bosnia-Erzegovina, Kosovo, Turchia e Georgia, ribadendo che ‘il ritmo delle loro riforme, in particolare nei settori della democrazia, dello Stato di diritto e dei diritti fondamentali, ha un impatto diretto sulla velocità di adesione’. Per Bruxelles sono stati compiuti ‘progressi significativi nell’ultimo anno’. Per quanto riguarda l’Ucraina, si sottolinea che il governo ha segnalato il suo obiettivo di chiudere provvisoriamente i negoziati di adesione entro la fine del 2028. La Commissione ritiene sia necessaria un’accelerazione del ritmo delle riforme, in particolare per quanto riguarda gli aspetti fondamentali, in particolare lo Stato di diritto. Nonostante il giudizio generalmente positivo, ci sono delle eccezioni: la Georgia viene considerata un paese candidato “solo di nome” e i negoziati con la Turchia sono bloccati da sette anni: il tema dello Stato di diritto “resta centrale” e “il deterioramento degli standard democratici, dell’indipendenza della magistratura e dei diritti fondamentali non è ancora stato affrontato”.

La Commissione indica che nonostante l’incessante guerra di aggressione della Russia ‘Ucraina rimane fermamente impegnata nel suo percorso di adesione alla Ue ‘avendo compiuto progressi nelle riforme chiave’, adottato tabelle di marcia sullo Stato di diritto, la pubblica amministrazione e il funzionamento delle istituzioni democratiche, un piano d’azione sulle minoranze nazionali. Kiev ha soddisfatto le condizioni necessarie per l’apertura di alcuni ‘cluster’ (settori): questioni fondamentali, relazioni esterne e mercato interno. L’obiettivo è aprire tutti i ‘cluster’ entro la fine dell’anno.

MONTENEGRO – Ha compiuto progressi significativi verso l’adesione all’UE, chiudendo quattro capitoli negoziali nell’ultimo anno con l’obiettivo di chiudere provvisoriamente ulteriori capitoli entro la fine del 2025 e chiudere i negoziati di adesione entro la fine del 2026. A condizione che le riforme proseguano al ritmo giusto, il Montenegro è “sulla buona strada”.

ALBANIA – Sono stati compiuti progressi nei “fondamentali”, in particolare per quanto riguarda la riforma della giustizia e la lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione e attualmente “sono necessari sforzi continui per soddisfare i parametri di riferimento che apriranno la strada all’avvio della chiusura dei capitoli negoziali una volta attuate le riforme settoriali”. Obiettivo del Paese, concludere i negoziati entro il 2027. Ciò, dice Bruxelles, “dipende dal mantenimento dello slancio riformista e dalla promozione di un dialogo politico inclusivo”.

MOLDAVIA – Ha progredito significativamente adottando tabelle di marcia sullo Stato di diritto, la pubblica amministrazione e il funzionamento delle istituzioni democratiche, che la Commissione ha valutato positivamente. Per Bruxelles ‘ha soddisfatto le condizioni necessarie per l’apertura dei cluster aspetti fondamentali, relazioni esterne e mercato interno e appare ottimista sull’apertura di tutti i cluster entro la fine dell’anno. Obiettivo moldavo, chiudere provvisoriamente i negoziati di adesione entro l’inizio del 2028. Possibile, dice la Commissione ‘a condizione che la Moldavia acceleri l’attuale ritmo delle riforme’.

SERBIA – Si rileva l’esistenza di un contesto politico vieppiù difficile (proteste di massa per la corruzione dilagante, uso eccessivo della forza contro i manifestanti e pressioni sulla società civile). Si assiste a ‘una grave erosione della fiducia tra le parti interessate, che a sua volta ha un impatto sul processo di adesione, le riforme hanno subito un notevole rallentamento’. Recenti sviluppi sono considerati positivi ( regolamentazione dei media elettronici), legge sul registro elettorale unificato, migliore allineamento con la politica estera e di sicurezza comune della Ue (però deve essere perseguito). Tuttavia ‘c’è ancora molto da fare’. Ci si aspettano misure su giustizia, diritti fondamentali in generale e per invertire urgentemente la tendenza all’arretramento in materia di libertà di espressione e l’erosione della libertà accademica.

MACEDONIA DEL NORD – Dovrebbe intensificare gli sforzi per sostenere lo Stato di diritto, salvaguardando l’indipendenza e l’integrità della magistratura e rafforzando la lotta alla corruzione; includere nella Costituzione i cittadini che vivono entro i confini dello Stato e che fanno parte di altri popoli, come i bulgari.

BOSNIA-ERZEGOVINA – La crisi politica e la fine della coalizione di governo hanno minato i progressi verso l’adesione, processo di riforma limitato in particolare in materia di protezione dei dati e controllo delle frontiere.
Una nota positiva è che la Bosnia-Erzegovina ha presentato a settembre il suo programma di riforme alla Commissione europea. A seguito dei recenti cambiamenti istituzionali nella Republika Srpska: ora c’è l’opportunità di realizzare riforme lungo il percorso verso la Ue.

KOSOVO – Bruxelles indica che ‘deve riprendere il percorso verso l’Unione Europea’ e che ‘la normalizzazione delle relazioni con la Serbia e l’attuazione degli impegni di dialogo rimangono parte integrante della prospettiva europea del Kosovo’. La Commissione è pronta a elaborare un parere sulla domanda di adesione del Kosovo, se richiesto dal Consiglio. I prossimi passi sono subordinati a una de-escalation duratura nel nord.

TURCHIA – Resta un paese candidato e un partner chiave per la Ue, ma di fatto il processo è bloccato. La ripresa dei colloqui per la risoluzione della questione cipriota è un elemento chiave della cooperazione. Allo stesso tempo, l’e crescenti azioni legali contro esponenti e partiti dell’opposizione, insieme a numerosi altri arresti, sollevano serie preoccupazioni circa l’adesione della Turchia ai valori democratici’.

GEORGIA – L’anno scorso il Consiglio europeo ha concluso che il processo di adesione della Georgia era di fatto interrotto e da allora, la situazione si è notevolmente deteriorata, con un grave arretramento democratico caratterizzato da una rapida erosione dello Stato di diritto e da gravi restrizioni dei diritti fondamentali. Tra queste, una legislazione che limita gravemente lo spazio civico, compromette la liberta’ di espressione e di riunione e viola il principio di non discriminazione.

Fonte: Il Sole 24 Ore Radiocor

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