L’interruzione che ha colpito nei giorni scorsi il principale fornitore di servizi cloud al mondo, Amazon Web Services, ha evidenziato la dipendenza globale dalla tecnologia, che offre alle aziende risorse IT on-demand senza pesanti investimenti in costose server farm.
Nella sua forma più diffusa, il cosiddetto cloud “pubblico” si basa su data center condivisi, in cui i clienti assumono capacità IT. Il cloud “privato”, invece, è costituito da macchine dedicate riservate ad una singola azienda.
Gli Stati Uniti dominano il mercato globale del cloud computing.
AWS ha detenuto il 30% della quota di mercato nel secondo trimestre di quest’anno, seguito da Microsoft Azure (20%) e Google Cloud (13%), secondo il Synergy Research Group.
Queste tre aziende sono state soprannominate “The Big Three”.
L’interruzione di AWS ha reso parte di Internet globale e le applicazioni inaccessibili per diverse ore lunedì, impedendo a milioni di persone di accedere a siti come Snapchat, Fortnite, Airbnb e Reddit.
Altri attori, come le aziende statunitensi Oracle, IBM, Salesforce o Akamai, così come i giganti cinesi Alibaba, Tencent e Huawei, condividono parti di un mercato in rapida crescita, con significative barriere all’ingresso.
In Europa, la francese OVHcloud è uno dei principali fornitori.
Nel 2023, il 43% delle aziende dell’Unione Europea ha utilizzato servizi cloud, principalmente per e-mail, archiviazione di file e software per l’ufficio o la sicurezza informatica.
L’adozione varia in base alle dimensioni: il 78% delle grandi aziende con più di 250 dipendenti utilizza il cloud rispetto al 42% delle piccole imprese (10-49 dipendenti), secondo uno studio su 161.000 aziende pubblicato da Eurostat.

