Il mondo cresce piano fra i dazi, rischi dall’IA

Fmi conferma stime Italia. Powell apre a taglio dei tassi (ANSA) – WASHINGTON, 14 OTT – Il mondo cresce al rallentatore con i dazi e il protezionismo dilagante a fare da zavorra.

Pur mostrandosi finora resiliente alle tariffe, l’economia globale inizia a mostrare segnali di difficoltà: le prospettive sono “deboli” sia nel breve che nel lungo termine e i rischi al “ribasso”, ha messo in guardia il Fondo Monetario Internazionale citando l’intelligenza artificiale fra i possibili pericoli con cui fare i conti.

Pur mostrandosi finora resiliente alle tariffe, l’economia globale inizia a mostrare segnali di difficoltà: le prospettive sono “deboli” sia nel breve che nel lungo termine e i rischi al “ribasso”, ha messo in guardia il Fondo Monetario Internazionale citando l’intelligenza artificiale fra i possibili pericoli con cui fare i conti.

Andando avanti l’incertezza commerciale potrebbe farsi sentire in modo più evidente. “Una escalation fra Stati Uniti e Cina potrebbe avere un impatto negativo sull’economia globale”, ha avvertito il capo economista del Fondo Pierre-Olivier Gourinchas nel giorno in cui Pechino si è detta pronta a una “guerra commerciale fino alla fine” con Washington e il segretario al Tesoro Scott Bessent ha accusato il Dragone di voler affondare gli altri paesi nella sua “recessione/depressione”.

In un contesto di lieve accelerazione dell’economia americana, si inserisce la lieve revisione al rialzo del pil di Eurolandia e degli Stati Uniti: per gli esperti di Washington sono attese crescere rispettivamente dell’1,2% e del 2%. Sul Vecchio Continente, ha spiegato il Fondo, pesano l'”elevata incertezza su più fronti” e l'”aumento dei dazi”. L’area euro crescerà al suo potenziale nel 2026, ha notato il Fmi confermando le stime per l’Italia al +0,5% quest’anno e a +0,8% nel 2026 (invariate rispetto a luglio). Pur crescendo nel 2025 più della Germania, il Belpaese avanza a una velocità che è la metà di quella dell’area euro.

I dazi e le tensioni commerciali non sono comunque gli unici fardelli dell’economia mondiale. “Monitoriamo gli sviluppi geopolitici”, ha messo in evidenza Gourinchas. Fra i possibili pericoli all’orizzonte ci sono anche quelli legati all’IA: gli ingenti investimenti e le valutazioni elevate potrebbero causare una correzione sui mercati di una severità analoga a quella dello scoppio della bolla dot-com nel 2000-2001 qualora l’intelligenza artificiale non riuscisse a giustificare le alte aspettative di profitto.

Il Fondo ha messo in guardia anche sull’erosione della fiducia nelle banche centrali a causa della pressione politica:con meno indipendenza il rischio è che “decenni di credibilità svaniscano mettendo a repentaglio la stabilità macroeconomica e finanziaria”. Gli esperti non hanno citato direttamente la Fed, da mesi nel mirino di Donald Trump e dei sui incessanti attacchi.
La banca centrale si mantiene alla larga dalla politica:
“non ci impegniamo in botta e risposta” con nessuno, ha assicurato Jerome Powell intervenendo davanti a una platea di giovani economisti prima di parlare con le loro delle prospettive dell’economia americana. I rischi al ribasso sul mercato del lavoro sono saliti e i dazi stanno aumentando le pressioni sui prezzi, ha osservato il presidente della Fed annunciando che nei prossimi mesi la banca centrale potrebbe mettere fine al suo processo di riduzione del bilancio. Parole da colomba che lasciano intravedere un possibile taglio dei tassi di interesse alla prossima riunione e consentono a Wall Street di recuperare le perdite di avvio seduta. E che piombano nel mezzo di uno shutdown americano in corso da oltre dieci giorni e di cui non si intravede una fine, con possibili ripercussioni economiche negative. (ANSA).

Dazi

Inoltre, anche se l’aumento delle entrate tariffarie dovrebbe aumentare il risparmio pubblico, la diminuzione del risparmio privato dovrebbe compensare tale aumento. In secondo luogo, le fluttuazioni dei tassi di cambio costituiscono un ulteriore canale di aggiustamento esterno. Tariffe unilaterali più elevate sarebbero normalmente associate a una valuta più forte per il paese che applica le tariffe, contribuendo ad assorbire lo shock tariffario.

Il recente deprezzamento del dollaro statunitense, invece, migliora la competitività dei prezzi all’esportazione e frena i consumi ad alta intensità di importazioni, contribuendo forse a ridurre i deficit esterni degli Stati Uniti. Un dollaro più debole tende anche ad allentare le condizioni finanziarie globali, fornendo una certa domanda globale a breve termine, ma ciò rischia di essere eroso da un’inflazione più elevata negli Stati Uniti rispetto al resto del mondo e dal conseguente aggiustamento del tasso di cambio effettivo reale.

In Primo Piano

Continua a leggere

Aumentano le morti sul lavoro nell’UE

Bruxelles – Nel 2024 sono morte 3.367 persone in incidenti sul lavoro nell’Unione europea, 45 in più rispetto all’anno precedente, con un aumento dell’1,4 per cento. È quanto emerge dagli ultimi dati di Eurostat, secondo cui nello stesso anno...

Minacce e attacchi informatici sul posto di lavoro per tre lavoratori su quattro nell’UE

Bruxelles – Tre dipendenti su quattro nell’Unione europea si sono scontrati con e-mail, messaggi o link sospetti sul luogo di lavoro. Sono i dati che emergono da un nuovo sondaggio Eurobarometro pubblicato oggi (30 settembre) dalla Commissione europea. Condotto...

How is the Mediterranean changing?

Spanish scientists and researchers from Europe and the US compiled data from 46 oceanographic campaigns carried out between 1976 and 2018 to study changes in the Mediterranean and the impact of climate change. Temperature, oxygen, pH, carbon and even the...