Agroalimentare, vini, alcolici, acciaio, alluminio e derivati, aumenti di importazioni di energia Usa da parte dell’Europa, per centinaia di miliardi (750), aumenti massicci di investimenti Ue verso gli Usa (600 mld “club privé” delle merci a dazi zero. un livellamento al 15% sui dazi che verranno praticati sulla maggior parte delle esportazioni Ue verso gli Usa.
Ma appunto con una lista rilevante di categorie ancora da regolare. Tra queste, sui beni agroalimentari si continua a negoziare in particolare sui prodotti Usa che verranno esentati da dazi nell’Ue, hanno riferito fonti Ue qualificate, mentre per tutti i “prodotti sensibili” europei (come carne di manzo e pollame, riso, etanolo, zucchero) verrà mantenuta la situazione attuale che li protegge sul mercato interno.
Sono numerosi, complessi e potenzialmente oggetto di ulteriori contenziosi – e pressioni da parte delle tante categorie coinvolte – i “dettagli” che restano da regolare e mettere nero su bianco nell’accordo tra Stati Uniti e Unione europea sui dazi commerciali. Le incognite sono di una portata tale da fare apparire il passaggio di ieri come un atto squisitamente politico, una intesa “quadro”, ad essere ottimisti, su cui resta moltissimo da definire prima di poter ritenere di avere un trattato commerciale vero e proprio.
E si sta negoziando sul trattamento che verrà riservato alle esportazioni Ue di vini e alcolici: “le discussioni sono ancora in corso e non abbiamo la sfera di cristallo”, dicono da Bruxelles. Su acciaio, alluminio e derivati esportati dall’Ue, che oggi sono colpiti da dazi Usa del 50%, l’accordo prevede che siano fissate delle quote in base ai dati degli anni scorsi. A quel punto saranno sottoposti a dazi del 15% per le suddette quote “collegate ai livelli storici di commercio”.
L’export di auto Ue verso gli Usa entra invece diretto nell’aliquota generale al 15%. “So che per alcuni magari un altro risultato poteva essere interessante, ma non hanno analizzato i numeri dell’impatto che una guerra commerciale avrebbe creato, noi lo abbiamo fatto e sono sicuro al 100% che questo accordo sia migliore di una guerra aperta”, ha detto ancora Sefcovic, che ha elogiato le doti negoziali di Von der Leyen.
Poi c’è la partita tutta da capire su chi godrà del maxi sconto di zero dazi. L’accordo “prevede un elenco significativo di merci su cui entrambe le parti applicheranno un dazio zero – ha detto Sefcovic – un elenco che rimarrà aperto con possibili ulteriori aggiunte”.
Sempre secondo le fonti Ue, nell’agroalimentare i prodotti Usa su cui si sta ancora discutendo eventuali dazi zero – “o molti bassi” e su quote predefinite – sono “pochi” e comunque senza aggirare gli standard di sicurezza Ue. Vi compaiono alcuni prodotti ittici, pesce crudo, trasformati, frutta a guscio, aragoste, formaggi, alcuni latticini, semi e olio soia e mangimi per animali domestici. Insomma pochi ma non pochissimi.
Il punto più importante, hanno sottolineato le fonti della Commissione, è che non è stata fatta alcuna concessione sui prodotti agricoli “sensibili”, per i quali i nostri dazi rimangono invariati e non rientrano nemmeno nei negoziati. Inoltre vengono drasticamente smentite da Bruxelles le indiscrezioni di stampa secondo cui l’Ue avrebbe accettato di capitolare sulla cosiddetta “web tax” e sulle nuove regole per il digitale (Dsa e Dma).

