Secondo le simulazioni contenute nel Rapporto sulla politica di Bilancio, presentato oggi in Senato, nel passaggio dal regime 2022 a quello 2025, il maggiore prelievo associato a 2 punti percentuali di inflazione è più alto di circa 370 milioni: +13%.
In un contesto in cui l’aumento dei salari non compensa l’inflazione, l’intensificazione del prelievo fiscale “rischia di erodere in misura considerevole gli incrementi nominali delle retribuzioni, con potenziali ricadute negative sui consumi e sulla domanda interna”, sottolinea l’Upb, che fa i calcoli nel dettaglio: il maggiore prelievo per l’insieme degli operai passa da 800 a 942 milioni; quello per gli impiegati è ancora più marcato, aumentando da 989 a 1.205 milioni. Particolarmente significativo è l’impatto in termini di incidenza sull’imposta pagata: la variazione percentuale dell’imposta dovuta al drenaggio fiscale passa dal 3,2 al 5,5% per gli operai e dall’1,7 al 2,3% per gli impiegati.
Da qui l’auspicio della presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio Lilia Cavallari che “l’assetto definitivo dell’Irpef dovrà riflettere una maggiore equità orizzontale”. Per i redditi bassi, “sarebbe opportuno agire attraverso gli istituti assistenziali”. In generale, “la tenuta dei conti pubblici e la sostenibilità sociale del prelievo richiedono un’azione decisa per la riduzione dell’evasione fiscale”.
Fonte Agenzia La Presse

