La nascita dell’influencer marketing

Il potere dei social network ha cambiato radicalmente il modo in cui l’essere umano vive, comunica, lavora e interagisce con gli altri: siamo costantemente interconnessi, nonostante la distanza fisica e geografica. 

Un click? E’ l’accesso al mondo virtuale dove ogni giorno milioni di post sui social network trascinano gli utenti verso un senso comune di appartenenza, promuovendo un prodotto, un’immagine o uno stile di vita. 

Così sono nati, si sono affermati e accreditati gli “influencer marketing”. Da blogger a social media manager il salto professionale.

Le novità dal 1° gennaio 2025

Il traffico sul web ha creato professioni ibride: una crescita favorita dallo sviluppo della digitalizzazione di beni e servizi. 

Tra gli emergenti,  influencer e creator digitali, figure senz’altro eterogenee: con l’intervento di Istat, Eurostat e delle associazioni italiane Content & Digitale Creators del MIMIT, hanno trovato finalmente più di un posto nella classificazione delle attività economiche.

I codici Ateco di classifica

 I Codici Ateco dell’Istat valgono dal 1° gennaio 2025,  data di entrata in vigore delle previsioni ATECO 2025, in coerenza con quanto previsto a livello europeo, come si legge dalla nota metodologica diramata dall’Istituto Nazionale di Statistica. 

In particolare, i codici attribuiti alle categorie sono il 73.11.03 e il 73.11.02, relativi, rispettivamente, all’attività di “influencer marketing” e all’attività di “conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari”.

La nuova classificazione verrà tuttavia adottata a partire dal 1° aprile 2025 per consentire a tutti gli operatori di procedere alle attività di implementazione.

La regolamentazione arriva dopo la sentenza n. 2615 del Tribunale di Roma, datata 4 marzo 2024: in assenza di un inquadramento professionale il giudice parificava gli “influencer” agli agenti di commercio. 

A parere del giudice romano, infatti, l’influencer era qualificabile quale agente di commercio nei casi in cui promuovesse e utilizzasse, per conto di un’azienda e dietro corrispettivo, i prodotti del brand sulle proprie pagine social, ad esempio tramite la condivisione di codici sconto collegati alle pagine web delle società pubblicizzate.

La pronuncia, sicuramente, ha puntato i fari verso l’esigenza di qualificazione dei rapporti contrattuali sul web dalla cui classificazione discendono, di conseguenza, una pluralità di diritti ed obblighi in capo alle parti.

Oltre alla questione della classificazione economica la categoria “influencer” è andata sotto i riflettori per le criticità legate a disinformazione e manipolazione virtuale.

 Dalla proliferazione di prodotti digitali e piattaforme social media è scaturito un passaggio cruciale per gli utenti: quello di distinguere le fonti affidabili da quelle fuorvianti e rischiose anche per gli aspetti di sicurezza online.

Una recente indagine condotta dall’Unesco, l’Agenzia delle Nazioni Unite, stimava che il 62% dei digital creator non curava i contenuti condivisi e pubblicava senza fact-checking, la verifica dei contenuti che si sceglie di far circolare sui canali social.

Come rimediare? Secondo l’Agenzia con la formazione. Rigorosamente globale!

La nascita dell’influencer marketing.

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