“Capelli al vento”: la proposta di legge francese

Sì dalla Camera bassa francese  alla proposta di legge che vieta ai datori di lavoro di fare discriminazioni sulla base delle acconciature dei capelli.

La proposta di legge sui capelli

La Francia è il primo paese europeo dove è stata proposta una legge per impedire distinzioni legate al modo di portare i capelli. Approvata dall’Assemblea Nazionale è ora al vaglio del Senato. 

La notizia, riportata dai principali media europei, ha suscitato reazioni contrastanti.

Alla ribalta il tema dei capelli in un paese multirazziale come la Francia.

La proposta di legge è stata infatti presentata da un deputato nato nella Guadeloupe francese.

Obiettivo proteggere non solo le persone afro americane ma anche le persone con capelli rossi piuttosto che le persone calve. 

Nel 2015, una giornalista di Radio France International aveva raccontato di come veniva “incoraggiata” a lisciarsi i capelli per essere più professionale e di come il suo ritorno al naturale abbia suscitato scalpore nel pubblico. 

Nel 2022, un dipendente dell’Air France, dopo aver intrapreso una battaglia legale, si è visto riconosciuto il diritto di portare i capelli intrecciati sul posto di lavoro. 

Era davvero necessaria una legge sui capelli?

La risposta è sì. A prescindere dall’approvazione, al deputato francese va il merito di aver portato all’attenzione del grande pubblico un tema socialmente importante.

Se nessun momento è opportuno per avanzare determinate proposte di legge,  l’importanza è sempre una grande motivazione.

Capelli e identità

Lunghi o corti, colorati o al naturale, è con i capelli che si esprime la propria personalità. Non è solo un fatto di gusto personale. I capelli sono un segno identitario importante ed indicano, per chi sfoggia determinate acconciature, l’appartenenza a una cultura. 

Per anni, la direzione è stata quella di procedere verso una normalizzazione delle capigliature attraverso la moda.

 Alcune acconciature sono state incoraggiate e sponsorizzate a discapito di altre, soprattutto sui luoghi di lavoro e nelle scuole. 

Si è cercato di ricondurre il modo di portare i capelli ad un fatto meramente estetico associando alcune acconciature ad aggettivi come “disordinato”, “trascurato” o “sporco” finendo, così, per suscitare nelle persone reazioni predeterminate. 

Lo stesso termine “nappy”, comunemente usato per indicare i ricci tipici delle donne africane, contiene nell’etimologia della parola un senso profondamente denigratorio. Deriva, infatti, dal termine “nap”, ovvero il ciuffo di cotone che si forma sulla pianta prima della raccolta. Il linguaggio, come diceva Gramsci, è visione del mondo: le donne africane hanno i capelli come il cotone che erano costrette a raccogliere da schiave nelle piantagioni. 

Il Natural Hair Movement 

Nato negli anni ’60 e tornato alla ribalta nel 2000, negli Stati Uniti il Natural Hair Movement incoraggia le donne e gli uomini afro – americani ad acconciarsi i capelli come i loro avi e a mostrare, soprattutto sui luoghi di lavoro, i loro capelli così come sono. 

Per anni negli Stati Uniti, infatti, le donne afro – americane sono state incoraggiate a lisciarsi i capelli in vista di un colloquio di lavoro o per partecipare ad eventi ufficiali. 

La perdita della loro identità era stata la merce di baratto per la loro integrazione (o presunta tale), negli Stati Uniti come nel resto del mondo. 

La battaglia intrapresa dal movimento ha portato diversi Stati americani a provvedere con le leggi finalizzate a tutelare la libertà nell’acconciarsi i capelli stoppando ogni discriminazione in tal senso. 

 “La storia scritta dai vincitori è frutto delle battaglie dei vinti”.

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