Essere caregiver in Italia

Può diventare difficile essere un caregiver familiare, che è spesso un coniuge o un figlio adulto che si prende cura di una persona malata o non autosufficiente.

Nei nuclei familiari in cui vivono persone con disabilità, la sensazione di abbandono è forte e si assiste talvolta ad una vera e propria crisi assistenziale. Prendersi cura dei propri cari è invece un diritto fondamentale.

La figura del caregiver definita e introdotta nell’ordinamento giuridico italiano per la prima volta con il comma 255, articolo 1,  Legge n. 205/2017, ancora oggi non è tutelata a sufficienza.

Nè ha contribuito la recente pandemia che mettendo in testa l’intervento emergenziale pubblico a favore degli operatori sanitari, ha alimentato la mancanza di attenzione verso i soggetti del settore domestico.

Come spiega Francesco Alberto Comellini esperto delle politiche di settore nel saggio dal titolo “Riflessioni sul Caregiver familiare, dalla parte dell’Unione Civile”, è necessario che il legislatore intervenga al più presto con un quadro normativo e regolamentare omogeneo per tutelate la posizione giuridica, previdenziale e retributiva dei caregiver familiari. Quale rilevanza morale e culturale ha questo ruolo a livello sociale?

Il saggio “Riflessioni sul Caregiver familiare, dalla parte dell’Unione Civile”

Nel saggio l’autore sottolinea che dalla lettura di numerose fonti normative e regolamentari anche a livello regionale emerge una concezione di caregiver familiare slegata dalla reale portata della funzione rivestita.

Tra le improprietà generate dalle norme spicca la sovrapposizione del caregiver con i soggetti che operano “volontariamente e a titolo gratuito” per il bene comune specialmente nel terzo settore.

In più, l’assenza di dicotomia tra le due figure può generare insoddisfazione: c’è chi occupa una posizione più complessa dal punto di vista affettivo, in cui il legame di parentela con il soggetto assistito richiede una “responsabilità consapevole ed obbligata”.

L’autore commenta la Legge istitutiva del “Fondo per il sostegno del ruolo di  cura e di assistenza al caregiver familiare” e rileva che ad oggi ancora nessuna forma di sussidio è riconosciuta a fronte dei sacrifici personali che affrontano quotidianamente con gli ostacoli che il peso dell’assistenza causa alla loro libertà di autodeterminazione. Si pensi ai casi in cui il caregiver finisce per rinunciare al proprio posto di lavoro o limita fortemente la propria vita privata a fronte dei bisogni del disabile.

Un’assenza di tutela significativa per una figura, quella del caregiver familiare, che serve anche a “colmare” le carenze assistenziali dello Stato.

Le differenze di tutela dei caregiver sul piano normativo

Secondo l’autore il dettato normativo che nel 2017 ha definito la platea dei caregiver presenta incongruenze e di conseguenza opera discriminazioni.

L’esempio è “nel citare i familiari entro il terzo grado non contemplando al contempo anche gli affini oltre il secondo grado ovvero subordinandone l’assistenza ai soli casi di convivenza con il caregiver”.

Ma questa non sembrerebbe l’unica penalizzazione in materia. 

Infatti, continua Comellini, dovrebbe considerarsi anche l’attuale regolamentazione delle Unioni Civili in Italia (v. Legge n. 76/2016).

Tutela dei rapporti di affinità nelle Unioni Civili

Le Unioni Civili non sono pienamente equiparate all’attuale normativa che regolamenta il diritto di famiglia specialmente in riferimento ai rapporti di affinità instaurati con i parenti del proprio coniuge ai sensi dell’articolo 78 del Codice civile.


In definitiva, l’autore mette in luce l’insufficienza e l’inadeguatezza degli attuali strumenti d’intervento in materia di cura e assistenza ai familiari disabili, nella speranza che il legislatore possa intervenire al più presto.

“Le radici profonde non gelano”( cit. John Ronald Reuel Tolkien)

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