Doppio volto dell’I.A.

IA: maneggiare con cautela, in particolare quando entra nella sfera dei controlli sui lavoratori, dove trasparenza, informazione e garanzie non possono essere sacrificate sull’altare dell’innovazione. D’altra parte torna utile quando può contribuire a prevenire gli infortuni e tutelare la salute di chi lavora. 

È il doppio volto dell’intelligenza arti ficiale applicata al lavoro, che emerge dalla disciplina normativa (legge n. 132/2025) da poco arricchitasi del dlgs n. 179/2026, in vigore dal 23 ottobre. (…) In entrambi i casi, resta un punto fermo: la responsabilità in capo al datore di lavoro”. 

Lo scrive Daniele Cirioli – L’intelligenza artificiale cambia il modo di lavorare – Italia Oggi in un articolo della scorsa settimana.

Entrando nel merito dei controlli, l’uso dell’intelligenza artificiale rischia di accentuare l’invasività della sorveglianza aziendale, soprattutto per categorie particolari come i rider, spingendosi persino a incidere sulla sfera personale del dipendente o ad avviare procedimenti disciplinari in modo automatizzato. Per arginare questi pericoli, il punto di riferimento fondamentale resta la storica disciplina sui controlli a distanza, che vieta di monitorare i lavoratori attraverso strumenti tecnologici salvo che ciò avvenga per comprovate esigenze organizzative, produttive o di sicurezza, e comunque previo accordo sindacale o autorizzazione dell’Ispettorato del lavoro. Inoltre, l’utilizzo di queste tecnologie impone al datore di lavoro rigidi obblighi informativi preventivi, garantendo che i sistemi siano affidabili, sicuri e rispettosi della dignità umana, specialmente quando incidono sull’assunzione, sull’assegnazione delle mansioni o sulla valutazione delle prestazioni.

Di segno opposto è invece il ruolo dell’intelligenza artificiale sul fronte della sicurezza, dove l’innovazione tecnologica si trasforma in un vero e proprio obbligo di tutela per l’imprenditore. In base ai principi civilistici e costituzionali, il datore di lavoro è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie a salvaguardare l’integrità fisica dei dipendenti, aggiornando costantemente i sistemi di protezione in base ai progressi della scienza e della tecnica per garantire condizioni di lavoro sempre più sicure.

Dal 23 ottobre arrivano i nuovi principi dettati dal dlgs n. 179/2026. A completare questo quadro normativo si inseriscono le novità entrate in vigore di recente, che introducono paletti precisi a tutela dei diritti individuali. Tra questi spicca il divieto assoluto di affidare esclusivamente a un algoritmo le decisioni finali che riguardano la nascita, la modifica o la cessazione del rapporto di lavoro, compresi i provvedimenti disciplinari e le valutazioni, riservando sempre l’ultima parola a una persona fisica dotata di effettivo potere autonomo, senza che l’eventuale consenso del lavoratore possa aggirare tale regola. La violazione di questo divieto comporta la nullità degli atti compiuti, come nel caso del licenziamento. Sul versante della prevenzione, i sistemi tecnologici legati alla sicurezza devono essere inseriti nella valutazione dei rischi aziendali, accompagnati da un’adeguata formazione del personale, mentre viene concessa alla pubblica amministrazione e agli enti accreditati la possibilità di sfruttare l’intelligenza artificiale per orientare l’utenza e favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.

IA e potere di controllo. L’intelligenza arti fciale è destinata a incidere sensibilmente sulle modalità di esercizio dei poteri datoriali (caso emblematico sono i rider). Infatti, c’è la possibilità che certe direttive provengano da algoritmi, come pure che il controllo della prestazione lavorativa venga attuato attraverso mezzi sempre più sofisticati e capaci di elaborare informazioni.

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