Nel Belpaese i lavoratori sotto i 35 anni percepiscono una retribuzione nettamente inferiore rispetto agli oltre cinquantenni. Tale sproporzione è acuita dai contratti d’ingresso svantaggiosi, dai ritardi nei rinnovi contrattuali e dalla spinta inflazionistica che ha ridotto la crescita dei salari reali dei giovani, spingendo l’esecutivo a ipotizzare interventi di defiscalizzazione per i primi contratti di lavoro.
Spostando la prospettiva sul contesto internazionale, come riportato da una nota della Gazzetta del Mezzogiorno basata sui recenti dati Eurostat e sui report del Women Economic Forum Italy, la disuguaglianza dei redditi presenta sfumature complesse se confrontata tra i diversi Paesi dell’Unione Europea e a livello globale. Sebbene in Italia l’indice di Gini indichi una riduzione delle disparità reddituali rispetto agli anni precedenti, il valore nazionale rimane comunque più alto rispetto alla media dei Paesi membri dell’Unione.
Gli strumenti di protezione e redistribuzione sociale attivi nel territorio italiano riescono infatti a mitigare il divario ma in misura minore rispetto a quanto avviene nel panorama europeo complessivo, lasciando una percentuale di popolazione maggiormente esposta al rischio di povertà.
A livello continentale emergerebbe invece una marcata eterogeneità tra i vari Stati membri: nazioni come Slovacchia, Belgio, Repubblica Ceca, Slovenia e Polonia evidenziano la distribuzione della ricchezza più equa dell’Unione, mentre al polo oposto figurano Paesi come la Bulgaria, affiancata da Lettonia e Lituania.
Inoltre, guardando specificamente alle fasce più giovani e ai minori, mentre in Italia e in Germania l’indice di disuguaglianza mostra livelli comparabili e in contrazione, contesti europei come quello francese registrano un aumento della quota di minorenni a rischio di povertà.
Infine, l’analisi internazionale sottolinea la rilevanza del divario di genere nei redditi, il quale supera sensibilmente la media dei Paesi dell’area OCSE e si riflette anche nei settori tecnologici ad alta innovazione come l’intelligenza artificiale, dove la presenza femminile e l’accesso alle posizioni dirigenziali rimangono globalmente contenuti.

