«Mettere il lavoro al centro significa mettere al centro l’industria»; un Paese industriale come il nostro «deve avere una politica industriale e, prima ancora degli incentivi, deve decidere che cosa vuole continuare a produrre». È l’appello rivolto dal presidente di Federmeccanica, Simone Bettini, nella relazione all’assemblea generale 2026 che si è conclusa ieri a Kilometro Rosso (Bergamo), dal titolo “WOW – Waves of Work”, aperta dal presidente di Confindustria Bergamo, Matteo Zanetti.
Bettini – che all’inizio dell’intervento ha indossato un cappellino della Beretta per celebrare i 500 anni del gruppo – ha richiamato il ruolo propositivo di Federmeccanica, Fim, Fiom e Uilm (i rispettivi leader sono intervenuti in un panel) nelle 10 vertenze in corso nei diversi comparti dell’industria, in particolare nella vertenza simbolo che ci fa interrogare sul futuro industriale dell’Italia: «L’ex Ilva è stata assente nel dibattito pubblico mentre si consumava una crisi industriale e sociale senza precedenti – ha aggiunto Bettini -. Per le imprese metalmeccaniche l’acciaio italiano è un asset strategico. Servono capitale, tecnologia e una guida industriale. E serve anche lo Stato».
Sull’automotive in sofferenza, il presidente di Federmeccanica ha chiamato in causa la transizione green voluta da Bruxelles: «L’Europa ha sbagliato a pensare che bastasse fissare una data per decidere la tecnologia vincente. Una transizione che perde fabbriche europee e importa prodotti realizzati altrove è soltanto una cattiva politica industriale». A questo proposito «Industria 5.0 deve servire da lezione: uno strumento nato per aiutare le imprese è diventato troppo complicato per essere utilizzato».
Con lo sguardo proiettato alla legge di Bilancio attesa per la prossima settimana, il presidente di Federmeccanica ha chiarito che «non chiediamo un Governo-bancomat né incentivi a pioggia per ogni problema, ma energia competitiva, regole comprensibili, tempi ragionevoli, infrastrutture, credito, persone preparate e una fiscalità che premi chi investe e cresce». Ma l’energia non è «il solo problema, dobbiamo guardare anche agli strumenti della decarbonizzazione», gli Ets «vanno cancellati, va superato un meccanismo che rischia di favorire la deindustrializzazione».
Rispondendo alle sollecitazioni degli industriali, il ministro del Lavoro, Marina Calderone, ha ricordato i 2 miliardi della scorsa legge di Bilancio a sostegno della detassazione al 5% degli aumenti contrattuali, per spiegare che «stiamo lavorando per dare continuità alla misura, anche in vista delle nuove stagioni contrattuali, considerando che più di 4,3 milioni di lavoratori teoricamente ne hanno usufruito». Il ministro è tornato sui contratti di produttività detassati dalla scorsa manovra all’1% fino a 5mila euro, sposando la richiesta degli industriali di superare il meccanismo di incrementalità «introdotto da una circolare dell’Agenzia delle Entrate in un altro contesto economico, ma alla luce delle sfide attuali quel principio va rivisto», anche perché «consentire ad un’azienda di mantenere quote di mercato vuol dire mantenere occupazione e non spendere in ammortizzatori sociali».
Per il vicepresidente di Confindustria per le Politiche Industriali e il Made in Italy, Marco Nocivelli, «l’Italia ha bisogno di una politica industriale di lungo periodo, servono regole e incentivi stabili», il nuovo iperammortamento «va semplificato, esteso ai beni immateriali, allungando la durata oltre settembre 2028» e occorre poi «aiutare le imprese ad aggregarsi per accedere ai capitali».
Si è soffermato sul tavolo in corso su rappresentanza e contrattazione il vicepresidente di Confindustria per il Lavoro e le Relazioni Industriali, Maurizio Marchesini: «Abbiamo una grande responsabilità, il governo ha scelto di non esercitare la delega, è una sfida importante, la discussione tra associazioni datoriali e sindacati è complessa, lavoriamo alla definizione di una cornice generale». E riferendosi alla preannunciata riforma della legge quadro dell’artigianato ha messo in guardia il governo: «L’artigianato gode di facilitazioni, se i perimetri dimensionali cambiano, si rischia di far saltare una parte importante dell’accordo».

