Il report è stato studiato per evidenziare il ruolo della contrattazione collettiva nello sviluppo del welfare occupazionale, iniziativa Adapt in collaborazione con Intesa Sanpaolo e con il coordinamento scientifico del giuslavorista Michele Tiraboschi.
Si tratta di un’analisi qualitativa sulle tendenze evolutive del welfare e sulle principali dinamiche settoriali e territoriali nel contesto economico attuale. Si dà conto di come 132 rinnovi dei ccnl intercorsi tra il 2022 e il 2024 sono intervenuti in relazione a diverse categorie di prestazioni di welfare occupazionale, nonché delle previsioni previste in materia di welfare occupazionale, sviluppate in 616 accordi aziendali sottoscritti nel medesimo periodo e raccolti nella banca dati fare contrattazione di Adapt.
Quanto al welfare occupazionale sviluppato dai rinnovi dei ccnl intervenuti nel triennio 2022- 2024, emerge una diffusione e crescita sostenuta nel tempo, in primis, delle forme tradizionali di protezione sociale di matrice collettiva, sviluppate a livello nazionale attraverso un articolato sistema di enti e fondi bilaterali, ossia la previdenza complementare (40%) e l’assistenza sanitaria integrativa (43%).
Questa scelta negoziale risponde a fattori molteplici. Da un lato, l’invecchiamento della popolazione e il conseguente aumento dei bisogni di cura spingono gli attori delle relazioni industriali verso un ampio rafforzamento dei fondi sanitari da questi istituiti e promossi. Dall’altro lato, la crescente incertezza sulla sostenibilità del sistema previdenziale pubblico accentua l’importanza della previdenza complementare, con l’obiettivo di garantire importi più elevati delle future prestazioni pensionistiche. Una percentuale leggermente inferiore, invece, si registra con riguardo alla diffusione dei flexible benefits (29%), che tuttavia crescono come misura messa a disposizione direttamente dal livello nazionale.
L’incremento delle previsioni in materia di flexible benefits – siano esse una tantum o periodiche – segnala la volontà delle parti di garantire in maniera generalizzata una quota minima di strumenti di welfare a tutti i lavoratori impiegati in un determinato settore.
Questo anche per recuperare almeno parzialmente il potere di acquisto eroso dalla dinamica dei prezzi-salari e per favorire l’introduzione, nei contesti aziendali che ne sono sprovvisti, di forme di welfare con agevolazioni fiscali e contributive per imprese e dipendenti.

