Il terzo lunedì di gennaio, noto come “blue monday”, è tradizionalmente considerato il giorno più triste dell’anno. Ma se la ricorrenza ha un valore soprattutto simbolico, il malessere che attraversa il mondo del lavoro ha vari volti e sfuma tra stress per salari bassi, ritmi serrati e mancanza di riconoscimento.
Secondo l’ultimo report di Radar Swg il Bel Paese vive un clima sociale sempre più segnato da insicurezza, senso di inadeguatezza e perdita di fiducia nel domani. Tra le nuove generazioni, continuare a parlare di benessere come semplice benefit rischia di essere miope.
A confermare questa lettura arrivano i dati del report sulla retribuzione 2025 di Coverflex, la piattaforma all-in-one per la gestione della retribuzione e dei benefit aziendali, che evidenziano come lo stress correlato al lavoro non sia un fenomeno passeggero, ma una condizione alimentata da almeno 3 fattori ben precisi: stipendio inadeguato (36%), la preoccupazione per il potere d’acquisto rimane la prima causa di ansia con retribuzioni che faticano a tenere il passo con il costo della vita; carico di lavoro eccessivo (33%), ritmi serrati e scadenze pressanti portano a un rapido esaurimento delle energie fisiche e mentali (burnout); e mancanza di riconoscimento (24%), il sentirsi invisibili o non valorizzati all’interno del posto di lavoro incide pesantemente sulla motivazione e sulla salute psicologica.
Secondo l’osservatorio più di tre quarti dei lavoratori si sente mentalmente esausto almeno qualche volta, mentre più di un dipendente su due ha pensato di lasciare il lavoro per motivi legati al benessere psicologico o fisico.
Il quadro che si fa più critico tra i più giovani: l’83% dei lavoratori tra i 18 e i 34 anni dichiara di essersi sentito mentalmente esausto almeno qualche volta a causa del lavoro. Crescono la percezione di stagnazione professionale, le difficoltà di conciliazione e la frustrazione per mansioni vissute come ripetitive e prive di senso.
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