In molti la usano, in tanti la studiano e ci lavorano. A Roma al convegno “Ai: intelligenza umana, supporto artificiale” organizzato dall’Adnkronos hanno partecipato imprese, industrie e istituzioni. Sul tavolo di un futuro (molto) prossimo ci sono miliardi di euro oltre a contenuti, norme e innovazioni.
Allarme Digital Omnibus; ci stiamo lavorando (Jugel Commssione Europea).
“Non è deregulation ma semplificazione”. Ha risposto così la Jugel alle critiche mosse al provvedimento ritenuto una deregulation mascherata.
“Il 19 novembre la Commissione ha presentato un pacchetto di semplificazione, uno fra quelli proposti nel 2025 per rendere le imprese europee più competitive” che “non è una reazione alle pressioni degli Usa ma un tentativo di capire come possiamo migliorare il settore e rendere più competitive le imprese europee”. Lo ha sottolineato Laura Jugel, dell’AI Office della Commissione Europea, al convegno ”Intelligenza umana, supporto artificiale”, in al Palazzo dell’informazione di Roma.
“Vogliamo dare loro lo spazio di cui hanno bisogno, anche riducendo i costi amministrativi per permettere innovazione e crescita” osserva, ricordando come “il pacchetto include modifiche legislative e anche un esame della cybersecurity, circa le segnalazioni in caso di incidenti e la perdita di dati”.
Con il pacchetto di semplificazione dell’IA Act dell’Ue “non abbiamo toccato nessuno tra gli elementi fondamentali: stiamo esaminando le procedure per valutare se sono adatte allo scopo e stiamo solo cercando di renderlo più operativo nella pratica”. La Jugel ha ricordato come “dalla prossima estate entreranno in vigore alcune regole sull’AI fake e sull’etichettatura dei Deep Fake, con l’obbligo di filigrana sui contenuti”. “L’IA Act è una legge nuova e ancora in fase di elaborazione: vogliamo raccogliere le esperienze di questi due anni e rendere la legge più agevole e efficace” conclude.
Alcuni aspetti del provvedimento non sono condividibili (Bonifei PD).
Nell’ambito del Digital Omnibus, ”questo sforzo di semplificazione della Commissione ha degli aspetti condivisibili ma altri meno”, perché ”le persone sono preoccupate e bisogna costruire le condizioni perché le persone si sentano sicure.
In questo contesto, l’Ai Act ci ha provato”. Così l’europarlamentare del Partito Democratico e co-relatore dell’Ai Act Brando Benifei, al convegno ‘Ai: intelligenza umana, supporto artificiale’, a Palazzo dell’Informazione a Roma.
Bias di genere.
”L’Ai Act – sottolinea Benifei – non va a regolare tutti i casi d’uso ma si concentra dove ci sono dei rischi reali”. Benifei cita alcuni esempi, tra cui quello di ”un sistema che deve selezionare i curriculum”, che ”potrebbe avere imparato in base ai dati con cui è stato addestrato a discriminare le donne”. Il tema di ”combattere le discriminazioni che verrebbero moltiplicate dalla forza dell’intelligenza artificiale, dovrebbe unirci tutti”, aggiunge Benifei.
Tra gli aspetti positivi del Digital Omnibus, Benifei ritiene ”le semplificazioni per le Pmi ragionevoli”.
Allarme anche per il regolamento europeo per le batterie (Arzarello – Meta).
L’Europa rischia di perdere un’occasione di leadership globale sugli AI glasses a causa degli obblighi previsti dal regolamento Ue sulle batterie, in arrivo nel 2027. A lanciare l’allarme è Flavio Arzarello, public policy manager di Meta, intervenuto alla conferenza ”Intelligenza umana, supporto artificiale” organizzata da Adnkronos.
Tuttavia – spiega – ”questa opportunità è oggi minacciata dagli obblighi derivanti dal regolamento Ue sulle batterie, che entreranno in vigore da febbraio 2027 che richiederanno che le batterie siano rimovibili dai dispositivi da parte dell’utente finale”. “Benché ispirati da buone intenzioni, gli obblighi previsti rappresentano un serio problema, in particolare per i dispositivi indossabili, che devono fare i conti con un vincolo fisico invalicabile: avere dimensioni abbastanza ridotte per poter essere indossati comodamente tutto il giorno, essere leggeri e presentare un design curato, garantendo al tempo stesso un’autonomia della batteria tale da assicurarne l’utilità pratica”, ha spiegato chiedendo una ‘eccezione specifica’ sul tema delle batterie.
Le norme sono sfavorevoli per i consumatori europei e rappresentano un rischio significativo per le aziende.
Secondo Arzarello, il rischio è duplice, per consumatori e imprese:
”Questa regolamentazione è sfavorevole per i consumatori europei e rappresenta un rischio significativo per le aziende che operano in questo settore tecnologico emergente”. Per questo, ha aggiunto, serve una revisione profonda: ”Esiste però un’alternativa: se vogliamo che l’industria europea dei dispositivi indossabili possa realmente prosperare, l’Europa deve sospendere l’applicazione di questa norma e rivederne gli obblighi, prevedendo esenzioni per quelle categorie di prodotti in cui le batterie rimovibili comprometterebbero funzionalità essenziali”.
Il quantum computing (Butti – sottosegretario Innovazione).
L’Italia si candida a diventare uno dei nuovi hub globali per il quantum computing, grazie a una strategia nazionale riconosciuta ”a livello mondiale” e alla nascita della Q-Alliance annunciata a Cernobbio durante Comolake. Lo racconta il sottosegretario all’Innovazione Alessio Butti, in un’intervista realizzata per la conferenza.
Sostenibilità e sicurezza dei data center (Vaiti Hpe Italia).
“Sostenibilità e sicurezza sono tra le sfide che pone l’Ia. Lo spiega Carlo Vaiti, distingueshed technologist Hpe Italia, intervenendo al convegno. “Il consumo energetico dei data center negli ultimi anni è cresciuto del 30-40% e se andiamo avanti con questa esplosione di dati arriveremo al punto in cui non avremo più energia per alimentare questi data center. Qui entra in campo l’innovazione”, dice.
Per esempio, combinando l’High Performance Computing e simulazione quantistica, portando i due sistemi a lavorare insieme, oppure “abbiamo introdotto da 2-3 anni nuove tecnologie con data center raffreddati a liquido che oggi permettono di sviluppare Ia con un 50% di risorse in meno in termini di energia e di emissioni di carbonio”.
L’intelligenza artificiale: turbo o scudo? (Secundo- Università)
“L’83% degli studenti universitari in Italia usa oggi l’Ia, la percentuale aumenta con il grado di istruzione. Osserviamo quindi negli studenti una biforcazione interessante tra chi usa l’Ia come ‘turbo’ per la propria creatività e chi la usa come ‘scudo’ per non pensare”.
Lo dice Giustina Secundo, prorettrice all’Innovazione e terza missione dell’Università del Mediterraneo ‘Giuseppe Degennaro’, intervenendo al convegno ‘Ai: intelligenza umana, supporto artificiale’, in corso oggi a Palazzo dell’Informazione a Roma.
Gli studenti universitari, aggiunge, “sviluppano una meta-competenza, sono ‘orchestratori cognitivi’, sanno usare l’Ia in tutte le sue forme e diventano ‘dj della tecnologia’ in grado di mixare soluzioni tecnologiche per arrivare più velocemente alle soluzioni, cosa che mette in crisi i modelli consolidati di trasferimento del sapere”. Si osserva dunque una velocità di trasformazione del sistema universitario “che non può più continuare a essere basato su una struttura 3+2 ma dovrebbe basarsi sull’apprendimento continuo” e “il ruolo dell’università deve essere sempre più quello di creare abilità cognitiva”, ma sempre “formando capitale umano dotato di pensiero critico ed etica”. Secondo la docente l’Italia degli studenti universitari sarebbe tra le posizioni top nelle classifiche internazionali.
L’intelligenza dei giornalisti (Barachini – Sottosegretario Editoria).
”Ia ha grandi capacità è vero. Gli editori segnalano che questi strumenti possono in qualche modo avere un impatto sui siti. Googlle dice di essere in una fase sperimentale.
La forza dei giornalisti è l’originalità e la creatività. La Ia nei giornali locali non arriverà mai, perchè non riuscirà a raccontarci il paese vicino a noi. La forza dei giornali locali è che il giornalista esce va sul posto e racconta e trova la notizia. Quella forza lì non si batte. Penso che dobbiamo essere protagonisti dell’innovazione in quache modo governarli e ritrovare l’originalità che a volte i giornalisti hanno perso”. Parola del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per l’informazione e l’editoria, Alberto Barachini, in apertura del convegno romano.

