Trasparenza salariale,  le audizioni di settore

Le associazioni datoriali chiedono ”maggiore coerenza nel testo” che recepisce la direttiva Ue in materia di trasparenza retributiva e parità di retribuzione tra uomini e donne. ”Per individuare lo ‘stesso lavoro’ e il ‘lavoro di pari valore’ bisogna fare riferimento, in ogni caso, ai ccnl sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative nel settore interessato” perché ”un generico richiamo al contratto applicato dal datore di lavoro rischia infatti di produrre effetti distorsivi rispetto all’impostazione di valorizzare la contrattazione collettiva posta in essere da agenti contrattuali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale”. Lo scrivono, in una memoria collettiva, Confindustria, Abi, Ania, Casartigiani, Cna
Confartigianato, Confcommercio, Confcooperative, Confesercenti e Legacoop, intervenute oggi in audizione davanti alla X Commissione del Senato, ribadendo l’impegno promosso ”per l’inclusione, le pari opportunità, la valorizzazione delle politiche di genere”.

Le associazioni hanno presentato una memoria congiunta sul recepimento della Direttiva Ue in materia di trasparenza retributiva e parita’ di retribuzione tra uomini e donne.

Le associazioni riconoscono ”la centralità del principio della parità di trattamento economico tra uomini e donne a parità di lavoro, confermando che, nei termini previsti dalla direttiva, la parità di trattamento non significa ‘uniformare’ le retribuzioni, ma garantire che eventuali differenze siano basate su criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere”. Inoltre, concordano nel valutare ”positivamente l’introduzione nello schema di decreto legislativo approvato il 5 febbraio scorso dal Consiglio dei Ministri della presunzione di conformità ai principi di parità e trasparenza per i ccnl firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, perché questi contratti definiscono, da sempre, gli inquadramenti e le classificazioni in base a criteri oggettivi e neutrali rispetto al genere”.

Le Associazioni chiedono pertanto maggiore coerenza nel testo: per individuare lo “stesso lavoro” e il “lavoro di pari valore” bisogna fare riferimento, in ogni caso, ai Ccnl sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente piu’ rappresentative nel settore interessato.

Un generico richiamo al contratto applicato dal datore di lavoro rischia infatti di produrre effetti distorsivi rispetto all’impostazione di valorizzare la contrattazione collettiva posta in essere da agenti contrattuali comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale. Quanto oggi espresso in audizione è coerente con l’impegno promosso dalle Associazioni datoriali per l’inclusione, le pari opportunità, la valorizzazione delle politiche di genere.

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