Il 10 agosto, durante un incontro con i cittadini a Salisburgo, il cancelliere austriaco Christian Stocker ha pronunciato una frase che si è trasformata in un caso politico: “non considererei la cura dei figli un lavoro”. Per spiegarsi meglio, ha aggiunto di non aver mai vissuto la crescita dei propri figli come un “calcolo”, chiedendosi quale “ritorno” avrebbe dovuto aspettarsi da quel tempo investito.
Questa frase, pronunciata durante una discussione sull’equilibrio tra famiglia e lavoro, ha scatenato la reazione dell’opposizione, degli alleati di governo e delle associazioni femministe, dalla quale è scaturita una manifestazione davanti alla Cancelleria federale di Vienna.
Cosa dicono i numeri
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) ha rilevato che ogni giorno nel mondo vengono dedicate più di 16 miliardi di ore al lavoro domestico e di cura non retribuito. Se si volesse valorizzare economicamente queste ore, secondo le stime si raggiungerebbe un valore pari a circa il 40% del PIL globale.
La distribuzione di queste ore non è equa tra le nazioni, in Italia si stima che le donne svolgano il 74% del lavoro di cura non retribuito complessivo, circa 5 ore al giorno contro le 2 ore degli uomini.
Su scala nazionale si parla di 179 milioni di ore giornaliere non pagate, equivalenti a 22 milioni di lavoratori a tempo pieno che ogni giorno lavorano gratis.
Le conseguenze si vedono direttamente nei tassi di occupazione, con il 21% delle donne italiane in età lavorativa che resta fuori dal mondo del lavoro a causa delle responsabilità di cura. Tra i genitori con figli minori di 6 anni, il tasso di occupazione è al 53% per le madri e all’89% per i padri.
Il conto salato dei centri estivi
L’estate è uno di quei periodi dell’anno in cui il costo della cura dei figli diventa ben visibile.
Secondo Federconsumatori, un centro estivo privato a tempo pieno costa mediamente 744 euro a figlio, prezzo che scende a 396 di media nei centri estivi pubblici.
Anche le attività a tema, come i corsi di lingua inglese, sono aumentate mediamente del 2,3%, arrivando a costare fino a 347 euro a settimana nei centri privati.
Di fronte a questi costi, molte famiglie italiane si stanno organizzando con soluzioni di ripiego, come baby-sitter condivise tra più famiglie, turni di ferie incrociati tra i genitori o il supporto dei nonni.
Il filo che lega tutto
Angolazioni diverse, ma sempre la stessa storia.
Il cancelliere Stocker può permettersi di dire che curare i figli non è un lavoro perché, probabilmente, c’è qualcuno ad occuparsene per suo conto.
I dati dell’ILO mostrano che questa è una regola strutturale, valida senza particolari eccezioni. E i prezzi dei centri estivi rivelano cosa accade quando quel lavoro gratuito, anziché essere assorbito gratuitamente in casa, deve essere comprato sul mercato: smette di essere gratuito e diventa un costo che pesa sui bilanci familiari.
Edoardo Todrani
La Rocca e Associati S.p.A.

