Scusate il ritardo! Uno studio dell’Osservatorio delle imprese, dell’Università La Sapienza, individua dieci ritardi strutturali del nostro Paese. In prima posizione c’è il mercato del lavoro. Lo scrive questa settimana il direttore Ferruccio De Bortoli – Scusate il ritardo – L’Economia del Corriere della sera
“Bisogna intervenire su lavoro e processi gestionali, diritto delle imprese, fisco, sanità e ambiente… Come? L’Osservatorio de La Sapienza suggerisce di «tornare ad avere voglia di imparare». E serve un po’ di coordinamento, per superare il peggior risultato: la mancanza di fiducia.
L’Italia, nella classifica Imd (World competitiveness ranking), è scesa quest’anno al quarantacinquesimo posto su settanta Paesi. E appena entrato il Vietnam, superandoci. L’Unione europea, ovviamente, non c’è. Ma, calcola l’Osservatorio, se fosse unita sarebbe solo trentacinquesima.
Perché?
Perché i ritardi sono tutti colmabili, ma ci vuole tempo. Dieci le aree critiche italiane: mercato del lavoro, processi gestionali, quadro sociale, diritto delle imprese, infrastrutture di base, tecnologiche, Fisco, finanza pubblica, sanità e ambiente, attitudini e valori.
In questa legislatura, ‘Italia è migliorata nell’interscambio commerciale, negli investimenti internazionali, nell’occupazione, nella governance istituzionale e nel quadro sociale. «Se queste dieci aree critiche 4 funzionassero almeno quanto la media dell’Europa o addirittura come i Paesi membri nordici più competitivi— spiega Riccardo Gallo, coordinatore della ricerca — l’Italia otterrebbe bene ici economici e sodali compensativi dell’assenza di politiche europee, e potrebbe ridurre la spesa pubblica corrente per indennizzi e bonus.
Oltre che a risanare la finanza pubblica, ripensare la politica fiscale, cose altrimenti impossibili». Colpisce nella classi ica Imd che l’Italia, nelle infrastrutture di base, sia ben ventidue gradini sotto la media europea, scavalcata quest’anno da Bulgaria, Croazia, Polonia, Sud Africa e Slovenia.
«La scarsa competitività delle infrastrutture di base — prosegue Gallo — è conseguenza di insuf icienti investimenti di rinnovo e potenziamento. Scarsi perché l’auto inanziamento delle società di rete, seppur cospicuo grazie a utili generati da tariffe generose, è da troppi anni decurtato da immani dividendi distribuiti agli azionisti, di cui il Tesoro (socio indiretto di riferimento) è responsabile ultimo.
Questo vale per le società di Reti: gas (Snam), autostradale (Aspi), elettrica (Terna), ferroviaria (R i), che hanno distribuito dividendi per dieci miliardi negli ultimi quattro anni. Se queste società avessero investito tutte le risorse autogenerate, il potenziamento delle reti gas e autostradale sarebbe stato più alto di un cinquanta per cento, quello della rete elettrica più elevato di un terzo, la rete ferroviaria più di un quarto»”.

