«L’acqua che passa fra il fango di certi canali / tra ratti sapienti e pneumatici e ruggine e vetri». Sono i versi con cui Francesco Guccini apre Acque, brano pubblicato nell’album Parnassius Guccinii del 1993. Un’acqua che scorre, indifferente alle vicende umane, e che diventa metafora di un paesaggio continuamente trasformato.
La scelta di due Comuni: limitare le concessioni balneari
È proprio il paesaggio costiero italiano a tornare al centro del dibattito. Nelle ultime settimane due comuni, Spotorno, in Liguria, e Bacoli, in Campania, hanno scelto di ridurre il peso delle concessioni balneari in vista del 2027, aumentando lo spazio destinato alla libera fruizione. A Spotorno il nuovo Piano di utilizzo del demanio prevede il passaggio da 34 a 25 stabilimenti e l’aumento delle spiagge libere e libere attrezzate fino a oltre il 40% del litorale (La Stampa). A Bacoli, il sindaco Josi Gerardo Della Ragione ha annunciato l’obiettivo di portare oltre l’80% del litorale a spiaggia libera o libera attrezzata, attraverso nuove regole e bandi pubblici (Rai News).
L’Eco internazionale
Scelte locali che hanno assunto una dimensione nazionale e persino internazionale. The Guardian ha dedicato un lungo reportage alla privatizzazione delle coste italiane, intervistando anche Mare Libero, associazione che da anni rivendica l’accessibilità pubblica degli arenili e organizza campagne, manifestazioni e iniziative giudiziarie per contrastare la progressiva chiusura delle spiagge. Nel reportage Danilo Ruggiero, direttore della campagna, sintetizza così la trasformazione: «Le spiagge sono state trasformate in piccoli resort».
Il valore delle spiagge libere
I numeri raccontano la dimensione del fenomeno. Secondo quanto riportato dal giornalista Alex Giuzio su Il Manifesto, «degli oltre 8.300 chilometri di costa italiana soltanto circa 3.400 sono costituiti da costa sabbiosa, dunque effettivamente accessibile e potenzialmente balneabile; su questi si concentrano 15.414 concessioni demaniali e 7.352 stabilimenti censiti nel 2025» . Non solo. In alcune località la privatizzazione raggiunge percentuali impressionanti: «il 100% a Gatteo Mare, il 90% a Rimini e Cervia, il 98% a Pietrasanta e il 94% a Forte dei Marmi». Sono dati che coincidono con l’ultimo rapporto Spiagge di Legambiente e che mostrano come le concessioni si siano concentrate proprio sui tratti più accessibili e pregiati.
Eppure la domanda di spiaggia libera esiste. Un recente sondaggio SWG rileva che il 69% degli italiani ritiene che ci siano troppi stabilimenti e che vadano ridotti per lasciare più spiagge libere accessibili a tutti: quasi sette cittadini su dieci.
È qui che entra in gioco un termine apparentemente estraneo al vocabolario balneare: comodification, cioè la trasformazione progressiva di un bene, di uno spazio o di una relazione in una merce dotata di prezzo. Quando l’accesso al mare, la vista del mare e perfino pochi metri quadrati di sabbia diventano servizi da acquistare, il bene comune assume la forma di un prodotto.
Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

