“L’occupazione è aumentata, ma negli ultimi tre anni la crescita ha riguardato soprattutto gli over 50: persone che, in molti casi, sarebbero dovute andare in pensione ma non hanno potuto farlo a causa dello smantellamento delle misure di anticipo pensionistico. Non si registrano incrementi tra i giovani e le fasce d’età fino ai 49 anni. Gran parte dei nuovi posti di lavoro è concentrata in settori a bassa produttività e con salari modesti: per questo cresce l’occupazione, ma non l’economia, che rimane ferma, con un PIL destinato a chiudere il 2025 con una crescita limitata allo 0,5%. Le prospettive per i prossimi anni non sono migliori. È necessario investire di più nell’istruzione.
“Un rapporto dell’OCSE mostra come l’Italia sia all’ultimo posto, tra le economie avanzate, per quota di spesa pubblica destinata all’educazione. Se non si interviene, non ci si può sorprendere del calo di produttività e della stagnazione economica. Serve un rapporto più stretto tra scuola, università e mondo del lavoro, rafforzando il legame tra formazione e impresa: troppo spesso le aziende non trovano le competenze necessarie”. Sono le parole di Antonio Misiani (Partito Democratico), vicepresidente della Commissione Bilancio a Palazzo Madama, intervenuto nel corso del Cnpr Forum “Più lavoro meno crescita: il paradosso italiano, come rilanciare il sistema?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

