E per le «nuove leve» di un segmento che raggruppa circa 700.000 soggetti nel nostro Paese — agrotecnici, architetti, assistenti sociali, attuari, consulenti del lavoro, dottori agronomi e forestali, geologi, geometri, giornalisti, ingegneri, periti agrari, periti industriali, spedizionieri doganali, consulenti in proprietà industriale e tecnologi alimentari — si profila all’orizzonte una riorganizzazione della disciplina del tirocinio, prevedendo inedite garanzie economiche e contrattuali per i praticanti, a partire dal rimborso delle spese effettivamente sostenute per conto del titolare dello studio presso cui si opera, fino alla «chance» di riconoscere ai giovani un’indennità, o un compenso per gli incarichi affrontati, a condizione, però, che ciò sia formalizzato tramite la stipula di un contratto «ad hoc».
Ogni attività lavorativa che la legge non indica come «riservata a una, o a più professioni» va considerata «libera» (e può essere svolta da tutti gli altri autonomi), mentre bisognerà definire chiaramente ciò che è esclusivo degli iscritti negli Albi, cosı̀ come quello che è attribuito (anche in via non unica) a ciascuna categoria.
È ciò che stabilisce il disegno di legge delega per il riordino dei criteri per l’esercizio di 15 professioni regolamentate (A.S. 1663) che ha incassato il «placet» dell’aula del Senato con 81 voti a favore, nessuno contrario e 50 astenuti (gli esponenti delle opposizioni) e passa adesso all’esame della Camera dei deputati.
Ddl professioni, retribuiti i tirocini negli studi.
Simona D’Alessio – Tirocinio retribuito negli studi – Italia Oggi
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