Una mozione unitaria delle opposizioni – Pd, M5s e Avs – per fermare l’incremento dei requisiti anagrafici richiesti per accedere al trattamento pensionistico.
Il documento, che porta la prima firma della capogruppo dem Chiara Braga, e’ stato sottoscritto oggi anche da M5s e Avs.
Nel testo si impegna il governo di “rivedere, sin dal primo provvedimento utile, la decisione di incrementare i requisiti anagrafici per l’accesso alla pensione e a eliminarne il meccanismo di revisione periodica, abolendo immediatamente il meccanismo automatico di adeguamento all’aspettativa di vita, escludendo altresì ogni ulteriore iniziativa volta a prolungare il già improprio strumento delle finestre di uscita”.
Il secondo punto prevede di “assicurare, per quanto di propria competenza, che non saranno tentate altre iniziative normative volte a mettere in discussione l’istituto del riscatto dei corsi universitari di studi ai fini previdenziali, sia per quanto concerne il loro riconoscimento ai fini della determinazione del futuro assegno pensionistico, sia per quanto riguarda la validità ai fini della maturazione dei requisiti contributivi per l’accesso alla pensione di anzianità, considerando piuttosto la gratuità dello stesso sia per incentivare gli studi sia per favorire chi entra tardi nel mercato del lavoro”.
E ancora: “Escludere ogni ulteriore incentivo alla previdenza privata e ai fondi integrativi come surrogato del welfare pubblico e ad abolire il meccanismo del silenzio assenso per il conferimento del tfr ai fondi di previdenza complementare” e “ripristinare le risorse finanziarie dei fondi destinati alle misure di tutela dei lavoratori impiegati in attivita’ usuranti e per i precoci”.
Per quanto riguarda i pensionamenti anticipati, la mozione impegna l’esecutivo ad “adottare gli opportuni provvedimenti per rendere strutturale canali di uscita anticipata, in primo luogo per lavoratrici e lavoratori in condizione di maggiore difficoltà, in relazione a condizioni soggettive (disabilità, lavoro di cura) o oggettive (gravosità del lavoro, lavori usuranti), a partire da APE Sociale, estendendola anche ai lavoratori autonomi, e ‘Opzione Donna’, introdotto sperimentalmente nel 2003 dall’allora Ministro Maroni e ridimensionato e poi tagliato definitivamente dalle ultime leggi di bilancio” oltre che “rafforzare le misure in favore dei lavoratori che hanno svolto prestazioni usuranti e gravose, estendendone l’applicazione ad alcune categorie di lavori attualmente escluse, a partire dal ripristino delle categorie tagliate con la legge di bilancio per il 2023”.
La mozione delle opposizioni chiede, inoltre, di “disciplinare l’istituzione di una ‘pensione di garanzia’ per i giovani, da disegnare nella cornice del sistema contributivo e consistente in un importo di pensione garantito, legato agli anni di contribuzione (effettiva e figurativa anche per lavoro di cura) e all’età’ di ritiro, e quindi in grado, da un lato, di premiare chi lavora o è disposto a farlo di più, dall’altro di tutelare le persone con carriere discontinue e periodi dedicati al lavoro di cura”.
Prevista anche l’istituzione “di una pensione pubblica di garanzia universale, finanziata dalla fiscalita’ generale, che assicuri a tutte e tutti un assegno pensionistico dignitoso e non inferiore alla soglia di poverta’”. Un passaggio a parte e’ dedicato alla questione salari.
Vi si chiede di “rivedere le scelte in materia di rafforzamento dei salari, al fine di conseguire l’obiettivo costituzionale di una retribuzione che assicuri un’esistenza libera e dignitosa per il lavoratore e la sua famiglia, nonchè per proteggerne il potere d’acquisto a fronte dei processi inflattivi degli ultimi anni, quale condizione per trattamenti pensionistici altrettanto dignitosi, anche attraverso l’adozione del salario minimo legale e il sostegno alla definizione di una legge sulla rappresentanza che scardini il favore nei confronti della cosiddetta contrattazione pirata”.
L’ultimo punto della mozione, prevede l’adozione da parte del governo di “un piano straordinario e permanente di contrasto al lavoro nero e al lavoro grigio, finalizzato all’emersione e alla regolarizzazione dei rapporti di lavoro irregolari, al pieno riconoscimento dei diritti contrattuali e al recupero della contribuzione evasa, quale condizione essenziale per rafforzare il sistema previdenziale pubblico”.
(Agi)

