“I primi mesi di quest’anno confermano la fuga dalle nuove attività commerciali. Ogni 100 partite Iva aperte tra gennaio e marzo, solo 12,3 hanno riguardato il commercio; fino al 2021 il dato era sempre stato al di sopra del 20% e ancora l’anno scorso era al 16 per cento. Il calo riguarda sia le attività al dettaglio, sia quelle all’ingrosso.
E coinvolge anche le vendite online, come si può vedere dal crollo delle partite Iva aperte da soggetti non residenti (-72,6% nel primo trimestre rispetto allo stesso periodo 2025), i quali sono«essenzialmente costituiti da società di commercio on-line», precisa l’Osservatorio del dipartimento delle Finanze.
Ma mentre nel caso delle vendite via internet la contrazione delle nuove posizioni fiscali può dipendere anche da una concentrazione del mercato in mano a pochi grandi e grandissimi operatori, per le vendite tradizionali tutto lascia pensare che la difficoltà sia generalizzata.
Il Rapporto immobiliare dell’Omi rileva infatti che le nuove locazioni di negozi sono scese dal 40 al 35% sul totale di quelle non residenziali registrate alle Entrate su base annua tra il 2016 e il 2022, per poi restare stabili su tale percentuale fino al 2025. Ed è evidente che spesso la nascita di una nuova posizione Iva si accompagna all’affitto di un locale commerciale.
I settori in crescita. La nuova fotografia dice anche altro. Nel complesso, nel primo trimestre del 2026 – pur con una flessione del 2,2% su base annua – sono state aperte 184.895 partite Iva. La quota del commercio è stata superata, anche se di poco, dalle attività per la salute e di assistenza sociale (12,5%): unico settore, insieme a quello dell’istruzione e formazione, a mostrare aperture in aumento del 15%.

