Non è tutto oro quel che luccica

Ci sarebbe l'impennata degli autonomi dietro al nuovo record del lavoro: si legge sul quotidiano cattolico Avvenire nel recente articolo a firma di Arianna Salvatori.

“Non è tutto oro quel che luccica” – inizia così il testo.  “E infatti, anche se gli ultimi dati Istat rilevano un tasso di occupazione in crescita e una riduzione della disoccupazione, il quadro che ne esce è quello di un mercato del lavoro sempre più strutturalmente fragile. Nel primo trimestre del 2026, la crescita rispetto al trimestre precedente è stata dello 0,3%, mentre rispetto allo stesso periodo del 2025 è stata dell’ 1%.

E cosı̀, oggi il tasso di occupazione ha raggiunto il 62,7%: il livello più alto delle serie storiche dal 2004. Si tratta di un dato che, preso isolatamente, potrebbe suggerire un rafforzamento complessivo del sistema occupazionale italiano. Tuttavia, se si osserva più nel dettaglio la composizione di questa crescita, si nota che a trainarla siano 10 

principalmente i lavoratori autonomi. Negli ultimi tre mesi i lavoratori indipendenti sono cresciuti di 72 mila unità (+1,4%), mentre i dipendenti a tempo determinato sono aumentati di appena 9 mila unità (+0,3%). Nello stesso periodo, i dipendenti a tempo indeterminato sono addirittura diminuiti di 13 mila unità (-0,1%).

Il mercato del lavoro si sta espandendo, ma non verso forme di lavoro tradizionalmente considerate più stabili e tutelate, bensı̀ in una direzione che prevede contratti con minori tutele e maggiore vulnerabilità economica.

Anche il numero dei disoccupati ha continuato a ridursi: in soli tre mesi è sceso del 7,6%. Allo stesso tempo, però , è aumentato il numero delle persone rimaste ai margini del sistema occupazionale. Gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, cioè coloro che non lavorano e non cercano un impiego, sono cresciuti dello 0,4% nel primo trimestre e del 2,6% nell’arco di un anno, facendo salire il tasso di inattività al 33,7%. Si tratta di un fenomeno che riguarda in larga parte i più giovani. In Italia gli inattivi sono stati 12,5 milioni e la maggior parte di loro appartiene alle fasce 

d’età più basse. A confermarlo è anche l’andamento del tasso di occupazione: la crescita si è registrata esclusivamente tra gli individui di età compresa tra i 50 e i 64 anni (+1,3 punti percentuali), mentre tra i 35 e i 49 anni si è osservata una lieve diminuzione (-0,1 punti). 

Ancora più marcata tra i 15 e i 34 anni, per i quali il tasso di occupazione si è ridotto per il sesto trimestre consecutivo (-0,8 punti), come effetto del calo nella fascia 15-24 anni (-1,6 punti) e della sostanziale stabilità tra i 25 e i 34 anni.

Nonostante la riduzione della disoccupazione, è evidente che le difficoltà di accesso al mercato del lavoro continuino a gravare soprattutto sulle nuove generazioni, maggiormente esposte al rischio di restarne ai margini.

Nella ricerca di lavoro, poi,continua a prevalere l’uso del canale informale: nel primo trimestre dell’anno risulta che il 72% dei disoccupati si rivolge a parenti, amici e conoscenti. Mentre la quota di coloro che si rivolgono ai centri pubblici per l’impiego continua a scendere, attestandosi al 30,6%, con una perdita di 4 punti percentuali su base annua. Un sistema che favorisce le persone che sono già ben inserite socialmente.

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