Desta particolare attenzione l’elevato numero di italiani inattivi: si tratta del 33,4% della fascia di persone in età di lavoro, di cui 7,8 milioni sono donne. Rispetto alla media europea, il tasso di inattività riferito alla popolazione italiana con età compresa tra i 15 e i 74 anni è superiore di 7,5 punti percentuali (Italia 42,2%, Europa 34,7% nel 2024). È quanto rileva il XXVI rapporto del Cnel sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva.
I neet, intesi come i giovani in fascia d’età compresa tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono impegnati in un percorso di formazione, sono in Italia circa 1,34 milioni. Si tratta di un “numero elevato, tra i più alti in Europa”, che, tuttavia, registra una rilevante riduzione (-4,8%) rispetto all’anno precedente.
Nel 33,6% dei casi la popolazione dei neet comprende i disoccupati, mentre nel 66,4% si tratta di inattivi, dei quali il 33,9% non cerca attivamente lavoro e il restante 32,5% costituisce le cosiddette “forze di lavoro potenziali”, costituite dagli inattivi disponibili a lavorare, ma non alla ricerca attiva di un`occupazione e dagli inattivi che cercano un`occupazione ma non disponibili immediatamente.
Il fenomeno dei neet si verifica nelle regioni del Sud con un’incidenza più che doppia rispetto a quelle del Nord e, per quanto in corrispondenza del possesso della laurea sia ovunque più basso il numero dei neet, anche tra i laureati al Sud il valore rimane elevato con il 17,7% contro il 12,7% del Centro e il 7,9% del Nord. L`incidenza più alta di neet si riscontra per i diplomati con un dato complessivo in Italia del 17,8% (26,8% al Sud, 15,7% al Centro e 11,5% al Nord). La fascia di 15-29enni con un titolo di studio fino alla licenza media registra un`incidenza che si attesta al 21% al Sud, al 9,4% al Centro e al 8,5% al Nord.

