Sei Neet su dieci cercano attivamente lavoro, senza successo. E nell’attesa di un impiego, tre giovani su dieci contano sulla famiglia come fonte di sostentamento. È il quadro delineato dall’indagine realizzata dall’Inapp (l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche) su 1.548 giovani Neet tra i 15 e i 34 anni. Le donne rappresentano il 59% dei casi e il Mezzogiorno, considerando Sud e Isole, raccoglie il 52,6% del campione.
Anche restringendo l’attenzione alla fascia 15-29 anni, le donne restano prevalenti, pari al 55,4%. Il dato, sottolinea l’Istituto, «conferma la necessità di guardare con particolare attenzione alla componente femminile: tra le giovani donne la condizione Neet è più frequente e tende a intrecciarsi con transizioni adulte più complesse, carichi familiari e maggiori difficoltà di rientro nel lavoro». L’indagine dell’Inapp si collocain continuità con il quadro restituito dalla statistica ufficiale (secondo il Rapporto annuale Istat nel 2025 i Neet, ovvero i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione rappresentano il 13,3% della popolazione di riferimento), ma amplia lo sguardo osservando la fascia 15-34 anni e approfondendo aspetti che i soli indicatori strutturali non riescono
a cogliere: esperienze formative, percorsi lavorativi, motivazioni dell’inattività, ricerca di lavoro, disponibilità all’attivazione, condizioni familiari, salute percepita, uso delle tecnologie, orientamento al futuro.
Un elemento centrale riguarda il rapporto con il lavoro. L’Istat distingue i giovani Neet in base alla distanza dal mercato del lavoro: nel 2025 il 35% è disoccupato, 33,3% rientra nell’area della disponibilità non pienamente attivata e il 31,7% non cerca lavoro né si dichiara disponibile. L’indagine Inapp conferma l’utilità di questa distinzione e mostra una popolazione fortemente orientata al lavoro: il 60,4% è attivo nella ricerca di un lavoro, il 28,8% è disponibile ma non cerca, mentre il 10,8% risulta più distante dal mercato del lavoro.
Altro dato che emerge dalla ricerca è il ruolo delle famiglie. Nel campione Inapp, il 28,8% dei giovani indica la famiglia come unica fonte di entrata, mentre il 39% non dichiara alcuna fonte di entrata. La famiglia si conferma quindi un ammortizzatore sociale decisivo, capace di sostenere economicamente e materialmente molti giovani nella fase di sospensione. Ma proprio questa funzione protettiva può diventare, in alcuni casi, anche un fattore di invisibilità e permanenza il sostegno familiare attenua l’urgenza economica immediata, ma può rendere meno evidente il rischio di una transizione bloccata, soprattutto quando non si accompagna a percorsi di orientamento, formazione, lavoro o presa in carico. L’indagine conferma anche il peso della durata dell’inattività. Nel campione Inapp, il 67,2% dei giovani è inattivo da meno di un anno, mentre il 32,8% lo è da più di un anno.
Le analisi multivariate mostrano che la permanenza prolungata nella condizione Neet non dipende da un solo fattore: cresce con l’età, si riduce in presenza di livelli più elevati di istruzione e si associa alla fragilità delle esperienze lavorative pregresse.
In molti casi, infatti, il problema non è soltanto non aver mai lavorato, ma aver attraversato lavori intermittenti,
occasionali o non stabilizzanti.

