Nell’immaginario occidentale, quando si pensa a un personaggio indiano, il riferimento più immediato resta spesso Apu Nahasapeemapetilon, il negoziante dei Simpson. Una figura iconica, ma anche il prodotto di un’operazione culturale costruita su rappresentazioni parziali, spesso ridotte a pochi tratti riconoscibili. Eppure la questione della rappresentazione non riguarda soltanto in nostro sguardo: anche nella stessa India esiste un discorso che continua a interrogarsi su chi venga incluso nel racconto della nazione e su quali identità restino, invece, ai margini.
Il supereroe di Falah Faisal
È in questo spazio che si inserisce Musalman Comix, protagonista di un recente approfondimento pubblicato da The Caravan, rivista indiana di giornalismo narrativo. Nato quasi per scherzo da un’idea del giornalista e fumettista Falah Faisal – immaginare un “Superman musulmano” dopo aver sentito un amico definirsi un “Clark Kent musulmano” – il progetto è diventato il primo supereroe musulmano dei fumetti indiani. Una figura che conserva l’estetica del kryptoniano – vola, lancia raggi dagli occhi, indossa un costume sgargiante – ma sostituisce il mantello con un copricapo tradizionale e porta una lunga barba, segni che nel dibattito pubblico indiano sono spesso associati a una presunta alterità.
Per lo stesso Faisal, Musalman nasce innanzitutto come «un esercizio di introspezione». Le prime storie erano costruite come satira interna alla comunità musulmana, ricche di ironia e autoironia, rivolte a lettori capaci di coglierne i riferimenti. L’obiettivo non era offrire un modello positivo o edificante, ma interrogare il rapporto con la propria identità religiosa e culturale: il fumetto, infatti, cercava inizialmente di porre domande più che fornire risposte.
La svolta del progetto
La svolta arriva però con le proteste contro il Citizenship (Amendment) Act (CAA), approvato nel 2019. La legge introduceva un percorso accelerato verso la cittadinanza per rifugiati provenienti da Pakistan, Afghanistan e Bangladesh appartenenti a diverse minoranze religiose, escludendo però i musulmani. Per i critici, il provvedimento avrebbe rotto il principio di neutralità religiosa della cittadinanza indiana. Da qui le grandi manifestazioni che attraversarono il Paese tra il 2019 e il 2020, represse in più occasioni con violenza (BBC).
Faisal, che seguiva quelle proteste come giornalista, racconta che fu proprio allora che iniziò a comprendere «che cosa fosse realmente in gioco». Da quel momento Musalman smette di essere soltanto un progetto identitario e diventa un fumetto politico. «Sto cercando di raccontare cosa significhi essere vivi nell’India di questo momento», spiega l’autore. L’umorismo, aggiunge, è «un antidoto all’odio», anche se può risultare scomodo e provocatorio.
Un futuro corale
Il volume – pubblicato nel 2026 da Yoda Press – presenta al lettore una coralità di personaggi; tra quelli più riusciti spicca Chairman Maose, grottesca fusione tra Mao Zedong e Mickey Mouse, amministratore della multinazionale “Fisney” (evidente parodia della Disney). Il suo obiettivo è “addomesticare” Musalman per trasformarlo, effettivamente, in un franchise. È una satira lucida della capacità del capitalismo culturale di assorbire perfino le forme di dissenso, svuotandole del loro significato per restituirle come prodotti innocui.
È anche per questo che un fumetto come Musalman supera i confini dell’intrattenimento. In un momento storico in cui il dibattito pubblico sulle minoranze religiose è attraversato da tensioni crescenti e in cui episodi di violenza vengono perfino rivendicati attraverso i social – come nel caso dell’aggressione avvenuta a San Benedetto del Tronto e diffusa online dallo stesso autore del pestaggio (La Stampa) – l’operato culturale e artistico di Falah Faisal rivendica il diritto di raccontare la complessità contro ogni semplificazione. Il fumetto, quando capace di interrogare il presente, continua a essere uno dei linguaggi più efficaci e immediati per immaginare un futuro più plurale.
Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

