Mercato “Unico” Europeo: quando i dazi sono sociali

È emblematico il caso dei panettieri francesi, che incontrano enormi ostacoli nell’esercitare la propria arte in Germania, citato dal Financial Times in un articolo del 9 dicembre dal titolo “Forget the US — Europe has successfully put tariffs on itself”. L’articolo mette in risalto l’esistenza dei cosiddetti “dazi interni” all’Unione europea, che producono effetti talvolta persino più penalizzanti dei dazi doganali imposti dall’amministrazione Trump. In buona sostanza, una serie di norme interne tedesche, concepite per la tutela delle attività artigianali, rende di fatto complesso per un panettiere proveniente da un altro Paese dell’UE avviare la propria attività in Germania.

Questo esempio fotografa una contraddizione profonda del progetto europeo, che definisce unico un mercato che, nella realtà, rimane frammentato da barriere normative, regole professionali divergenti e burocrazie nazionali. Pur in assenza di dazi formali tra gli Stati membri, tali ostacoli interni finiscono inevitabilmente per riprodurne gli effetti sul piano economico, limitando la concorrenza e la mobilità. Diventano così anche dazi sociali, nel momento in cui comprimono o addirittura precludono la libertà di movimento dei singoli cittadini.

È bene chiarire che non si tratta di barriere erette contro masse di lavoratori, ma di lacci e lacciuoli che frenano il singolo cittadino, il quale, magari per motivi affettivi o familiari, vorrebbe trasferirsi in un altro Stato membro continuando a svolgere la propria attività economica. A un osservatore attento non può sfuggire neppure la perdita di ricchezza che lo Stato membro più resistente subisce: i cittadini “respinti” sono spesso piccoli imprenditori che portano con sé iniziative economiche capaci di contribuire al benessere del Paese di destinazione.

Queste barriere non sono solo il frutto dell’inerzia degli Stati membri nell’adeguare il mercato interno alle regole della libera circolazione, ma sono alimentate anche da una visione politica protezionistica, che privilegia il ritorno dei nazionalismi e la difesa di presunti interessi domestici a scapito dell’interesse comune europeo.

In un contesto economico globale che va delineando nuovi grandi blocchi, la somma di tante difese nazionali non rafforza l’Europa, ma ne accentua la debolezza. Non a caso, anche il Rapporto Draghi sulla competitività europea individua nel completamento del mercato unico una delle leve decisive per il rilancio dell’Unione.

La vera scommessa per il futuro dell’UE è dunque liberare il potenziale interno, favorendo una mobilità effettiva, rafforzando le piccole e medie imprese e rendendo l’Europa più attrattiva e competitiva. Superare le resistenze interne diventa così la condizione essenziale per affrontare con maggiore solidità le crescenti pressioni esterne.

Daniele La Rocca
Direttore responsabile di 7grammilavoro.com
Presidente della società La Rocca e Associati S.p.A.

In Primo Piano

Continua a leggere

Aumentano le morti sul lavoro nell’UE

Bruxelles – Nel 2024 sono morte 3.367 persone in incidenti sul lavoro nell’Unione europea, 45 in più rispetto all’anno precedente, con un aumento dell’1,4 per cento. È quanto emerge dagli ultimi dati di Eurostat, secondo cui nello stesso anno...

Minacce e attacchi informatici sul posto di lavoro per tre lavoratori su quattro nell’UE

Bruxelles – Tre dipendenti su quattro nell’Unione europea si sono scontrati con e-mail, messaggi o link sospetti sul luogo di lavoro. Sono i dati che emergono da un nuovo sondaggio Eurobarometro pubblicato oggi (30 settembre) dalla Commissione europea. Condotto...

How is the Mediterranean changing?

Spanish scientists and researchers from Europe and the US compiled data from 46 oceanographic campaigns carried out between 1976 and 2018 to study changes in the Mediterranean and the impact of climate change. Temperature, oxygen, pH, carbon and even the...