Manovra 2027. Pensioni, lo schiaffo al ceto medio

Alberto Brambilla – Rivalutazione, stretta severa sul ceto medio - Il Sole 24 Ore.

Cinquanta miliardi! A tanto ammonta il prelievo sulle pensioni derivante dalla ridotta indicizzazione all’inflazione nel periodo 2023-2036 operato dal governo Meloni (36 miliardi nel decennio 2023/2032 più 14 miliardi per il decennio 2027-2036); la più ampia penalizzazione
dal lontano 1996. Oltre 65 miliardi considerando una rivalutazione piena all’inflazione.

Una tassa annua da 3,57 miliardi per 14 anni a carico di 1,71 milioni di pensionati su 16,4 milioni! E pensare che alcuni esponenti di governo avevano dichiarato che la manovra è stata pensata a favore del ceto medio. In dettaglio la legge di bilancio per il 2027, all’articolo 55 (Modifiche alla disciplina in materia di rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici) ripropone la rivalutazione prevista dalla legge di bilancio 2023 per il biennio 2023/24 sempre targata Meloni Giorgetti, copiata dal governo Conte 1 (quello di Conte e Salvini).

Anziché applicare la rivalutazione fissata nel 1997 e poi dalla legge 388/2000 che prevede aumenti per scaglioni d’importo: 100% sino a 4 volte il minimo, 90% tra 4 e 5 volte e 75% superiore a 5 volte il minimo, la rivalutazione per il 2027 sarà per fasce e quindi riguarderà l’intero importo della pensione che si rivaluterà ai seguenti tassi: per i trattamenti pensionistici 􀏐ino a 4 volte il trattamento minimo, 612 euro per il 2026 (di seguito TM) rivalutazione 100%; questo primo gruppo rappresenta 12,7 milioni di pensionati (77% del totale).

Da 4 a 5 volte il TM (1,9 milioni di pensionati pari all’11,5%) rivalutazione 85%; peraltro, questi due gruppi avevano goduto di maggiorazioni rispetto all’inflazione negli scorsi anni, quindi l’88,5 dei pensionati nel periodo non perdono nulla. I problemi cominciano per
le pensioni tra 5 e 6 volte il TM che riguardano 785 mila pensionati i quali si vedranno rivalutato l’intero importo della pensione solo al 53% dell’inflazione; si tratta di pensionati che percepiscono 3.672 euro lordi il mese (2.500 euro netti, non certo nababbi).

Peggio andrà ai 525.000 pensionati che hanno una pensione tra 6 e 8 volte il TM la cui rivalutazione sarà del 47%; tra 8 e 10 volte il TM, i 203 mila pensionati vedranno rivalutata la pensione solo al 37%; oltre le 10 volte il TM, troviamo solo il 202.000 pensionati (la relazione tecnica è sbagliata) che avranno una rivalutazione del 32% sull’intero importo della pensione.

La quasi totalità del sacrificio graverà quindi sulle spalle di uno sparuto gruppo di 1.715.000 vecchietti con età media tra i 70 e 8o anni, molti dei quali acciaccati ma che, beffa del governo, non potranno bene􀏐iciare né della card per denti e occhiali dei pensionati fino a 28mila euro di pensione (costo 1,65 miliardi) né di altri bonus e in più dovranno pagare tutti i ticket sanitari di cui l’88% è esente; una “botta” per il ceto medio dei pensionati. Una pensione pari a 11 volte il minimo 10 vale oggi 87.516 euro lordi l’anno, poco più di 55 mila euro netti cioè 4.250 euro al mese.

Questa pensione negli ultimi 14 anni, per l’effetto trascinamento (la quota non rivalutata non si rivaluta più per l’intera durata della pensione) ha perso il 10% del potere reale d’acquisto nel periodo 2012-21 (governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 1 e 2), pausa con il
governo Draghi e un altro 10% con il governo Meloni.

Oggi dovrebbe valere 15.900 euro in più pari a 103 mila euro lordi quindi nei 14 anni questo pensionato ha perso a causa delle
continue mancate rivalutazioni oltre 111 mila euro cioè 1 anno e tre mesi di pensione. Domanda per i poteri di check and balance: è costituzionale sottrarre oltre 1 anno di pensione pagata con i contributi e le tasse a un pensionato che magari ha 8o anni e necessita
di una badante che gli costa metà pensione?

La relazione tecnica usa un tasso di inflazione per calcolare i risparmi di spesa del 2,8%, ma ipotizzando un’in􀏐lazione 2026 del 3,2% il nostro pensionato con la pensione lorda di 87.516 euro avrà una rivalutazione dell’1,024% e
quindi perderà il 2,17% cioè altri 1.900 euro l’anno.

È come se l’imposta Irpef per il ceto medio fosse stata aumentata di 1.900 euro. A banche e assicurazioni il governo Meloni, Tajani, Salvini ha chiesto 5,5 miliardi e poiché queste non ridurranno i loro utili si rivarranno prevalentemente sul ceto medio; ai pensionati oltre i 50mila euro ha offerto uno sconto Irpef di 500 euro e un taglio alla pensione di 1.900 euro. Un affare per il ceto medio e un pallottoliere per il governo.

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