L’Aula della Camera ha accolto, per 29 voti di differenza, la richiesta della maggioranza di rinviare in commissione Lavoro la proposta di legge con le “Disposizioni per favorire la stipulazione di contratti volti alla riduzione dell’orario di lavoro”.
Il presidente della Commissione, Walter Rizzetto, ha evidenziato che dal provvedimento sulla ‘settimana corta’, depositato dalle opposizioni, derivano “possibili effetti onerosi per la finanza pubblica”.
E ha chiarito: “Ipotizzando che l’ambito di applicazione sia limitato al settore privato, ad una prima valutazione, sulla base di dati rilevati dagli archivi dell’Inps e del ministero del Lavoro, la stima appare quantificabile nell’ordine di oltre 8 miliardi di euro in ragione-danno”.
Rizzetto ha inoltre sottolineato: “E quindi allo stato attuale arriviamo in Aula senza aver dato mandato al relatore, e senza, fondamentalmente un avallo completo della commissione Bilancio, rispetto a quantificazioni indicativamente molto importanti”.
Tutti i gruppi di opposizione si sono schierati contro tale richiesta (pur in presenza di perplessità nel merito della proposta di legge, espresse in particolare da Iv e Az). Tra gli altri, Arturo Scotto (Pd), ha affermato: “Oggi hanno deciso di rimandare alle calende greche una proposta attesa e popolare: la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario.
Lo stesso schema già adottato per il salario minimo viene ora riproposto, dimostrando ancora una volta l’incapacità di affrontare le vere sfide del mondo del lavoro”.
E al termine della seduta la capogruppo Avs, Luana Zanella, ha annunciato: ‘Chiediamo subito una conferenza dei capigruppo: qui si svilisce il ruolo delle opposizioni, ci viene impedito di rappresentare i problemi del Paese e la maggioranza rifiuta di confrontarsi.”

