L’eredità di Marjane Satrapi

In tempi segnati da guerre, crisi geopolitiche e polarizzazioni ideologiche, per gli artisti sembra restringersi lo spazio della neutralità. Sempre più spesso al mondo della cultura viene chiesto di prendere posizione: di trasformare l’opera in atto politico.

Del resto, la storia culturale del Novecento lo conferma. Basti pensare al Neorealismo italiano, che fece della rappresentazione della realtà sociale una forma di intervento civile prima ancora che estetico: prima ancora che un movimento letterario.

Persepolis

In questo solco si colloca la figura di Marjane Satrapi, scomparsa il 4 giugno 2026 all’età di 56 anni. Con Persepolis – il romanzo grafico autobiografico pubblicato nei primi anni Duemila e successivamente adattato in un film d’animazione premiato a Cannes – Satrapi contribuì a rendere comprensibile al pubblico occidentale la complessità della società iraniana, sottraendola alle semplificazioni mediatiche che per decenni avevano ridotto il Paese a una mera categoria geopolitica. Attraverso il racconto della propria infanzia durante la rivoluzione islamica del 1979 e degli anni dell’esilio, mostrò come la storia collettiva si inscriva nelle vite individuali.

Un’autobiografia politica

La sua autobiografia era politica nel senso più profondo del termine. Come racconta Anais Ginori per Repubblica, a Vienna, da adolescente, reagì con durezza quando una suora definì gli iraniani “incivili”, episodio che lei stessa raccontò come uno dei momenti emblematici del conflitto identitario vissuto durante l’esilio.

Anni dopo, la stessa intransigenza morale l’avrebbe portata a rifiutare la Legion d’Onore francese. Nel gennaio 2025 contestò pubblicamente quella che definì l’ipocrisia della politica francese verso l’Iran: mentre dissidenti, artisti e giovani oppositori incontravano crescenti difficoltà nell’ottenere visti, i figli degli oligarchi iraniani continuavano a circolare liberamente in Francia.

Cosa significa “morire di crepacuore”‘?

La sua morte è stata accompagnata da una formula che ha colpito l’opinione pubblica: i familiari hanno comunicato che Marjane Satrapi «è morta di crepacuore», poco più di un anno dopo la scomparsa del marito Mattias Ripa, dall’artista ricordato come «l’amore della sua vita».

Tuttavia, durante una trasmissione di Radio3, un ascoltatore ha contestato quella definizione, osservando come il linguaggio giornalistico rischi talvolta di romanticizzare ciò che potrebbe essere descritto più precisamente come depressione.

Non si tratta di una questione terminologica secondaria. Dietro l’espressione “crepacuore” emerge infatti il tema del lutto, dello smarrimento e della perdita di orientamento esistenziale. Una ferita aperta dalla morte del compagno, ma che sembra richiamare anche una frattura “meno giovane”: quella dell’esilio, dell’allontanamento dalla propria terra e dalla propria lingua.

“Homesick”: nostalgia di casa

In questa prospettiva, la vicenda di Satrapi appare riconducibile a una delle categorie individuate dal sociologo Rogers Brubaker nella riflessione contemporanea sulla diaspora: quella dell’homesick.

La combinazione di home e sick descrive efficacemente il “mal di casa”, una nostalgia che non coincide soltanto con il desiderio di ritorno, ma con la percezione persistente di una mancanza. Un sentimento fatto di malinconia, saudade e appartenenza sospesa. Forse è qui che la sua opera continua a parlare ai lettori: nel raccontare che l’esilio non è soltanto una condizione geografica, ma una forma dell’esistenza.

Lo aveva scritto Cesare Pavese: «Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti».

Ebbene, anche dopo averci lasciato, Marjane Satrapi continua la sua opera artistica: farci riflettere. La sua morte non chiude soltanto una biografia: riapre interrogativi. Non una semplice dipartita, dunque, ma un ultimo richiamo alla complessità delle vite sradicate e sospese.

Kim Valerie Calingasan Vilale
La Rocca e Associati S.p.A.

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