Bruxelles, 19 gen (GEA) – Nel 2024, il 25,4% dei giovani europei (di età compresa tra 15 e 29 anni) era occupato durante il percorso di istruzione formale, mentre il 71,4% dei giovani è rimasto fuori dal mercato del lavoro e il 3,2% era disoccupato (disponibile per l’occupazione e attivamente in cerca di occupazione). Sono i dati di Eurostat, l’Ufficio di statistica dell’Ue.
Paesi Bassi (74,3%), Danimarca (56,4%) e Germania (45,8%) hanno registrato le percentuali più elevate di giovani che lavoravano e studiavano contemporaneamente. Al contrario, Romania (2,4%), Grecia (6%) e Croazia (6,4%) hanno registrato le percentuali più basse tra i Paesi dell’Ue.
Le percentuali più elevate di giovani disoccupati nel percorso di istruzione formale, disponibili per l’occupazione e attivamente in cerca di occupazione, sono state registrate in Svezia (14,1%), Finlandia (10%) e Danimarca (9,6%). All’altro estremo della scala, Romania (0,6%), Croazia, Repubblica Ceca e Ungheria (ciascuna con lo 0,8%) avevano meno dell’1% di giovani in cerca di occupazione.
Nella fascia di età 15-19 anni, il 74,4% delle donne e il 70,4% degli uomini rimangono fuori dal mercato del lavoro durante gli studi, mentre, “con l’avanzare dell’età e il raggiungimento della fascia di età 20-24 anni, la percentuale di persone fuori dal mercato del lavoro scende al 30,9% per le donne e al 24,8% per gli uomini, a indicare una maggiore integrazione nel mercato del lavoro parallelamente alle attività formative.
In questa fascia, la percentuale di giovani occupati durante gli studi era del 19,6% per le donne e del 17% per gli uomini”, scrive Eurostat. Nella fascia di età 25-29 anni, l’occupazione era del 62% per le donne e del 71,9% per gli uomini: la quota di donne fuori dal mercato del lavoro e dell’istruzione formale (16,2%) era superiore a quella degli uomini (6,9%).
“I dati mostrano che le donne tendono a partecipare maggiormente all’istruzione formale rispetto agli uomini. Tuttavia, quando non studiano, hanno meno probabilità di trovare un impiego o di cercarlo, come dimostrano i tassi di occupazione più bassi e le percentuali più elevate di inattività rispetto agli uomini”, osserva Eurostat.

