La parità si è fermata prima (dei vertici)

Negli ultimi anni la presenza femminile nei luoghi formali della governance è aumentata in modo significativo. Nel 2024 le donne hanno raggiunto il 43% delle posizioni nei consigli di amministrazione delle società quotate (Consob, 2025). Cresce anche la quota di società in cui la rappresentanza femminile è almeno pari a quella maschile: il 19% dei Cda nel 2024, rispetto al 15% del 2023 (Consob, 2025).

Tuttavia, questi progressi non si traducono in un accesso equivalente alle posizioni più decisionali. Secondo l’analisi del Rapporto Corporate Governance Consob, le donne risultano amministratrici delegate solo nel 2,2% dei casi e presidenti nel 3,5% (giugno 2025). Anche sul fronte manageriale, solo il 21,1% dei dirigenti e il 32,4% dei quadri è donna (Inps, 2025). La pipeline di carriera continua quindi ad assottigliarsi man mano che si sale nella gerarchia.
Nel complesso, il report mostra che la parità di genere nel lavoro in Italia non si gioca sull’accesso, ma sulla capacità del sistema di sostenere le carriere femminili nel tempo. I dati indicano che le disuguaglianze si costruiscono lungo il percorso professionale e richiedono interventi mirati e coordinati, più che nuove misure isolate.

Emergono tre priorità operative. La prima riguarda la tenuta delle carriere nei passaggi chiave della vita, a partire dalla maternità e dalla gestione dei carichi di cura, attraverso servizi adeguati e una maggiore condivisione delle responsabilità familiari. La seconda è la qualità del lavoro: ridurre il ricorso al part-time involontario, rafforzare le tutele nelle nuove forme di lavoro e contrastare discriminazioni e clima organizzativo ostile che spingono molte donne a ridimensionare o interrompere i percorsi professionali. La terza priorità è l’accesso ai ruoli decisionali. I progressi nella rappresentanza formale mostrano che le politiche vincolanti funzionano, ma devono essere accompagnate da percorsi di carriera continui e sostenibili.

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