La rivoluzione tecnologica solleva timori di “job-pocalypse”, ma i report internazionali prevedono un saldo occupazionale positivo. Geopop torna a scrivere sugli impatti degli algoritmi e i cambiamenti nel mondo del lavoro.
Continua su Le preoccupazioni per l’impatto dell’AI sul mondo del lavoro sono fondate? Ecco cosa dicono i dati (Geopop).
“Le preoccupazioni per l’impatto dell’AI sul mondo del lavoro sono fondate? Ecco cosa dicono i dati. In generale, molti temono quelli che saranno i cambiamenti. Tra i manager che utilizzano ampiamente l’AI nella vita quotidiana, secondo un report del Boston Consulting Group “AI at Work: Momentum Builds, But Gaps Remain”, effettuato su oltre 10mila interviste a dirigenti aziendali, manager e personale operativo in 11 Paesi, quasi uno su due (46%) è preoccupato degli effetti del progresso tecnologico; questa percentuale scende al 34% tra coloro che usano meno l’AI.
I più preoccupati sono coloro che utilizzano maggiormente l’AI e che ricoprono ruoli più importanti, rispetto agli impiegati di rango minore che la utilizzano meno – in linea con il paradosso dell’effetto Dunning-Kruger, per cui man mano che si diventa più competenti ci si rende più facilmente conto dei propri limiti e mancanze. Tra i più preoccupati ci sono i professionisti in campo IT, per cui il timore nei confronti dell’AI sale al 91%”.
“Secondo il Financial Times, l’adozione di massa di ChatGPT dal 2022 ancora non ha avuto un impatto dirompente sui posti di lavoro negli USA, al contrario di quanto affermano generalmente i dirigenti del settore tecnologico, secondo cui l’AI sta già sconvolgendo i mercati del lavoro. Le ricerche condotte dagli economisti del Yale University Budget Lab e dal think-tank Brookings Institution indicano che dal lancio del chatbot di OpenAI a novembre 2022, l’AI generativa non avrebbe avuto un effetto sull’occupazione più drammatico rispetto a precedenti innovazioni tecnologiche”.
Secondo Eurostat nel 2025, il 32,7% delle persone di eta’ compresa tra 16 e 74 anni nell’Ue utilizzava strumenti di intelligenza artificiale (Ia) generativa. Lo riporta l’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea. La maggior parte delle persone li utilizzava per scopi personali (25,1%), mentre il 15,1% li utilizzava per lavoro e il 9,4% per l’istruzione formale. Tra i paesi dell’Ue, l’uso di strumenti di intelligenza artificiale generativa è stato piu’ diffuso in Danimarca (48,4%), Estonia (46,6%) e Malta (46,5%). Le quote piu’ basse sono state registrate in Romania (17,8%), Italia (19,9%) e Bulgaria (22,5%). Fra le altre economie maggiori, in Germania l’Ia e’ stata utilizzata dal 32,3% della popolazione, in Francia dal 37,5% e in Spagna dal 37,9%.
Secondo la ricerca pubblicata quest’anno dall’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, invece, la quasi totalità degli italiani (99%) conosce ormai il termine Intelligenza Artificiale e l’89% ha sentito parlare di Intelligenza Artificiale Generativa., secondo la quale l’Italia è il Paese con l’atteggiamento più favorevole. Il 59% degli italiani ha infatti un’opinione positiva sull’AI, contro il 47% degli inglesi e il 42% dei francesi.
Le principali preoccupazioni riguardano invece il rischio di manipolazione delle informazioni attraverso strumenti di AI (come i deepfake) e l’impatto sul mercato del lavoro. In Italia, secondo i dati PoliMi, il mercato dell’Intelligenza Artificiale ha raggiunto nel 2024 quota 1,2 miliardi di euro (+58% rispetto al 2023), mentre Netmediacom stima per il 2025 un’ulteriore crescita del 67%, arrivando così a superare i 2 miliardi di euro.
Nel complesso, il 31% delle interazioni con strumenti di AI generativa è dedicato a task lavorative, ma solo il 17% dei lavoratori italiani che hanno visto l’AI all’opera in azienda valuta molto positivamente l’adozione dell’AI nei contesti professionali, mentre il 15% è contrario alla sua applicazione professionale.

